giovedì, 26 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

La nuova PAC premia la biodiversità
Pubblicato il 16-01-2012


La bozza della nuova PAC (Politica agricola comune), messa a punto dalla Commissione Europea per il periodo di programmazione 2014-2020 e che ora verrà sottoposta alla consultazione dei Paesi membri per recepire da questi ultimi le eventuali osservazioni e correzioni, di fatto, premia chi differenzierà le colture favorendo la biodiversità e chi farà dell’agricoltura un ulteriore strumento di tutela del paesaggio. RILANCIO – In qualità di responsabile del settore agricoltura e assetto idrogeologico territoriale, fin dall’inizio della mia responsabilità ho promosso un’azione concreta volta a disegnare un approccio sistemico all’agricoltura, attività che nell’attuale epoca richiede un proprio rilancio in chiave multifunzionale. Tanto per esigenze economiche, in termini di auto sviluppo del territorio, quanto per riequilibrio ecologico, principalmente in ordine all’ineludibile attività di manutenzione ambientale, la moderna agricoltura si candida a rappresentare il baricentro delle politiche territoriali presenti e future.

TROPICALIZZAZIONE – La «tropicalizzazione» climatica che investe le nostre aree geografiche insieme all’abbandono dei territori, producono la presenza e la prospettiva di un dissesto idrogeologico di dimensioni inimmaginate. A fronte di ciò, riuscire a rilanciare l’attività agricola indirizzata prevalentemente a costruire una nuova economia, sorretta dalla leva qualitativa ed ambientale, comporta contestualmente la dimensione di una tutela attiva del territorio quale antidoto più efficace al dissesto idrogeologico. Mi auguro che dalle istituzioni italiane possano essere confermate tali linee guida e che le osservazioni delle nostre istituzioni possano condividere tale approccio per il prossimo periodo di programmazione.

Oreste Pastorelli

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Commenti all'articolo
  1. Secondo il mio punto di vista é una svolta positiva quella intrapresa nel settore agricolo dall’Unione Europea con la nuova PAC. Verranno rivalutate le buone pratiche agricole legate alla tradizione e al rispetto dell’ambiente e liberate quelle forze tese alla tutela della biodiversità e contrarie alle speculazioni. Si riproporranno quelle buone attività agricole in coerenza con un uso rispettoso del territorio tagliando allo stesso tempo quegli incentivi deleteri protesi essenzialmente allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali. Il fatto che verranno concessi sostanziosi incentivi a tutti i quali vorranno praticare diverse coltivazioni e, allo stesso tempo, a quelle attività rurali che aiuteranno a mantenere il paesaggio e ad evitare lo spopolamento delle campagne, fa capire la giusta direzione intrapresa dalla Comunità. Sarebbe un primo importantissimo passo delimitante un cambio di rotta netto rispetto al passato e in grado di limitare, seppur indirettamente, anche alcune problematiche connesse alla fauna selvatica e conseguentemente all’attività venatoria.

  2. vista la difficile situazione che stanno vivendo, sia l’ agricoltura sia il territorio, nel nostro paese, c’ è solo da augurarsi che le istituzioni sovrane dei vari paesi membri recepiscano le linee guida della nuova PAC soprattutto per quanto riguarda la tutela e la promozione della biodiversità che dovrebbe essere il punto cardine da cui iniziare a muoversi per tornare ad avere un’ agricoltura che possa essere anche mezzo di sviluppo economico e sociale.

  3. condividendo pienamente i concetti precedentemente espressi, penso però al contempo che sia importante sottolineare la tutela delle specificità territoriali, offrendo ai consumatori garanzie sulla qualità dei prodotti e sui metodi che hanno portato alla loro produzione. Augurandomi che alle parole possano seguire i fatti, soprattutto anche in ottica di una maggiore tutela dei diritti del consumatore. Saluti all’ amico Oreste.

  4. Credo fermamente che per provare ad uscire dalle torbide acque di questa crisi ci voglia un vero rilancio. Questa PAC sembrerebbe mettere tutti in condizioni ottimali per lavorare; certo è che andrebbero ridisegnati gli assetti, e permettetemi il termine, i layout dell’ agricoltura; fare della propria essenza efficienza ed efficacia, quindi operare in economicità, caposaldo di ogni degno assetto aziendale e avendo come unico obiettivo la qualità e non la quantità.
    Inoltre, non dimentichiamo che seguendo le direttive della PAC si può, e si deve, migliorare anche l’impatto ambientale, attraverso la riduzione del numero di fattori di produzione utilizzati o del numero di animali per ettaro di terra, la rinuncia a coltivare le zone di confine dei campi, la creazione di stagni o l’impianto di alberi e siepi, andando così oltre le buone pratiche agricole tradizionali, sostenendo parte dei costi di tutela ambientale, insistendo sul rispetto delle norme ambientali. Tutti Insieme, ma come un sol uomo!
    saluti Oreste

  5. Senza nulla obiettare alla bontà nei principi contenuti da questo articolo, mi chiedo, prima di tutto, con quali mezzi finanziari prima di tutto la Commissione europea intende sostenere questo piano di rilancio, d’altra parte doveroso, di politica agricola comune. Sì, certo. L’impatto ambientale ed il dissesto idrogeologico così come la annosa questione della manodopera del e nel settore. Nel Mezzogiorno, il 90% di personale impiegato nel settore agricolo è in nero, senza contare il fatto che, sempre nel Mezzogiorno, la maggior parte di questi ultimi sono clandestini provenienti da aeree del Nord Africa con i quali la stessa Unione Europea intrattiene rapporti commerciali bilaterali in barba alla clausola del rispetto dei diritti umani da parte di questi Paesi che – ainoi – tanto democratici non sono. Quindi la PAC si dovrebbe riuscire ad aprire una breccia anche nella questione della immigrazione, che coinvolge da molto vicino il problema gravoso della occupazione. La vedo dura. Sì, la tropicalizzazione climatica. Si ha la minima idea di quanti ettari di terra non sono piu’ coltivabili ad esempio in Campania – che pur si reggeva storicamente sull’agricoltura – a causa certamente dell’inquinamento in senso doloso e criminale ma soprattutto perché non si è mai operato per una reale bonifica di quelle terre? Si pensi ai danni irreversibili che si sono avuti dall’affaire rifiuti. Basta questo. Scarsissima fiducia, percio’, sulla capacità decisionale ed in senso coercitivo e percio’ applicabile in questo tipo di politiche europee. L’aggrovigliamento, sintomatico, della erogazione e gestione dei fondi comuni europei è troppo vicino ai giorni che viviamo per poter anche solo lontanamente fare chapeau alla PAC europea in versione 2014-2020. Fondi europei che anche, se non soprattutto, a causa delle gravissime responsabilità che pesano sulla classe dirigenziale nazionale sono evaporati, senza avere la piu’ vaga idea di dove sono stati collocati e se sono stati mai utilizzati. L’intreccio purtroppo è esplosivo: macchina burocratica europea che rasenta il ridicolo e mala gestione delle “cose” a livello nazionale. Il 34% del bilancio dell’Unione europea – piu’ o meno cio’ che è riservato alla PAC – è una percentuale troppo ghiotta, caro Oreste, per non temere che potrebbe rimanere solo un ulteriore capitolo ben scritto delle pagine di questa strana Europa. A te, buon lavoro perché si ha bisogno di dirigenti che, nonostante le difficoltà, si impegnano a fondo. Angelica

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