giovedì, 22 febbraio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La scuola “Guglielmina”
Pubblicato il 30-01-2012


Nella ultracinquantennale storia della Rai, bastano le dita di una mano per contare i dirigenti che hanno lasciato la loro impronta. Tra essi c’è sicuramente Angelo Guglielmi, raffinato “intellettuale organico” al quale, al tempo in cui il servizio pubblico era lottizzato dai partiti, il Pci affidò il rilancio della terza rete televisiva, appaltata al maggior partito d’opposizione. Il Tg della rete fu affidato alla buonanima di Sandro Curzi, comunista tutto d’un pezzo ma anch’egli tutt’altro che trinanriciuto o rozzo. In pochi anni i due trasformarono RaiTre in una rete televisiva moderna e aggressiva, avvalendosi, Curzi di una pattuglia di giovani giornalisti molto schierati, Guglielmi di altrettanto giovani talenti che apportarono ai palinsesti paludati del servizio pubblico una ventata di novità obiettivamente necessaria ma, per l’appunto “organica” al Pci e ai suoi satelliti. Operazione riuscita anche perchè, a fronte della crescita esponenziale della Tv commerciale, la Rai, già da allora appariva un mastodonte incapace di far fronte adeguatamente alle sfide che la concorrenza lanciava.

Oltre al Tg3 di Curzi si affermarono, tanto per fare qualche nome, Santoro, la Dandini, Chiambretti e, dulcis in fundo, Fabio Fazio, che è poi l’unico di quella squadra ad essere rimasto in Rai, a presidiare un scuola di pensiero, la scuola che prende il nome del suo ideatore, i cui epigoni, con modalità e per cause diverse, hanno trasferito altrove con alterne fortune. Fazio, da anni conduce un programma di successo, Che tempo che fa, scritto insieme ad altri autori tra cui Pietro Galeotti e Michele Serra, uno che non ha bisogno di presentazioni relativamente alla sua appartenenza politica.

Un programma non proprio originalissimo, se vogliamo, che ricorda lontanamente e in negativo il format Letterman, che da anni spopola negli States, ma che, dati auditel alla mano, sembra funzionare ancora. Nel suo salotto sono passati e passano tra gli altri, una serie di personalità  a cui, poichè si tratta quasi sempre di esponenti politici vicini al conduttore e agli autori (un nome a caso? Veltroni), Fazio rivolge domande accomodanti con un’abbondante dose di servile accondiscendenza, evitando accuratamente di metterli in imbarazzo.

Modalità che, mutatis mutandi, sono un’elegante riproposizione delle tanto vituperate interviste ai politici della prima repubblica, con la differenza che allora i protagonisti per lo più democristiani, oggi ex, post, catto o ancora comunisti. Con poche eccezioni. Come ieri sera, quando ospite c’era il Ministro (tecnico) dell’interno alla quale un compunto Fazio al termine dell’intervista ha chiesto un’opinione su quanto avvenuto a Milano la scorsa domenica quando la Digos ha fatto ripiegare uno striscione tricolore ai militanti socialisti per non disturbare lo sguaiato caravanserraglio della Lega Nord.

Nel porre la domanda il conduttore non ha detto chi erano i manifestanti che, guarda caso, erano socialisti per i quali evidentemente vige ancora la direttiva secondo la quale o se ne parla male o è meglio parlarne il meno possibile. Esattamente ciò che seguita a fare l’unico reduce della scuola guglielmina rimasto in Rai. Un pò invecchiato ma sempre vigile e pronto a far scattare meccanismi censori, magari attraverso qualche apparentemente innocente peccatuccio d’omissione.

Emanuele Pecheux

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. La storia insegna… e questo chiarissimo richiamo a ciò che fu il passato di rai tre era d’obbligo : grazie Emanuele. Oggi i giovani ( i meno giovani di ricordare…) hanno bisogno di sapere anche questo per capire in quali sabbie mobili si muovono quando si apprestano a guardare quello che “sembra ” un innocente e divertente programma di mamma rai.
    Maria Cipriano

  2. Abbiamo notato la disinvoltura con cui Fabio Fazio ha omesso di ricordare che a Milano erano stati i socialisti a esporre lo striscione tricolore. Purtroppo non possiamo fare altro che denunziare l’attenzione con cui nei vari canali e programmi televisivi certi redattori, conduttori e lettori, interpretando in modo originale la democrazia, evitano di nominare i socialisti.
    E’ veramente una vergogna! Giuseppe Miccichè

Lascia un commento