mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’Alcoa dice addio al Sulcis, in Sardegna è crisi nera
Pubblicato il 10-01-2012


L’Alcoa saluta il Sulcis-Iglesiente, dando un duro colpo, forse definitivo, all’economia di quest’area del sud-Sardegna. La multinazionale americana dell’alluminio ha comunicato ieri ufficialmente la chiusura entro sei mesi dello stabilimento di Portovesme; a giugno quindi i cinquecento operai della fabbrica, più circa altri trecento lavoratori occupati nell’indotto, verranno lasciati al proprio destino.

La decisione, ha spiegato la stessa Alcoa, rientra in un ampio piano di ristrutturazione il cui obiettivo è il taglio del 12% della produzione di alluminio primario. Ciò porterà, oltre alla chiusura di Portovesme, al temporaneo e parziale stop di altri due stabilimenti presenti in Europa, a La Coruna e ad Alives, in Spagna. “Le nostre fabbriche in Sardegna e in Spagna – ha chiarito l’azienda – hanno una posizione non competitiva, e questo, sommato al crollo del prezzo dell’alluminio, impone un taglio produttivo”.

Parole che per i circa ottocento lavoratori del Sulcis che vivono grazie all’Alcoa suonano come una condanna e che per i sindacati non rappresentano a pieno la verità. La reale motivazione della chiusura di Portovesme, secondo le organizzazioni dei lavoratori attive nel Sulcis-Iglesiente, è da ricercare nella multa di 300 milioni di euro che l’Unione Europea ha inflitto all’Alcoa per aver usufruito in passato di aiuti economici da parte dello Stato.

“Alcoa deve assumersi le sue responsabilità, noi siamo sicuri che lo stabilimento sia ancora competitivo – ha affermato Franco Bardi della Fiom Cgil – e quindi chiediamo l’intervento delle istituzioni, regionali e nazionali, affinché obblighino l’azienda a rispettare quanto sottoscritto negli accordi del 2010”. E proprio la Regione Sardegna ha annunciato di aver già avviato un dialogo con il governo per seguire direttamente gli sviluppi della vertenza con l’azienda.

Un’altra tegola quindi è pronta ad abbattersi sull’economia del Sulcis e su quella dell’intera Sardegna, già provata in passato dalle chiusure di altri importanti stabilimenti, che hanno portato lentamente ma inesorabilmente, alla quasi scomparsa dell’industria nell’isola e alla perdita, in circa due anni, di oltre diecimila posti di lavoro.

Fabio Casu

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