mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’America Latina dei bambini ignoti
Pubblicato il 04-01-2012


In America Latina e nei Caraibi un bambino su dieci, tra quelli  sotto i 5 anni,  non possiede un certificato di nascita. Il dato, contenuto in un articolo del  Boletín Desafíos (Bollettino Sfide), una pubblicazione congiunta del Cepal (Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi) e dell’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, è in contrasto con la Convenzione sui Diritti del Fanciullo del 1989.

Questa infatti sancisce all’articolo 7 il diritto di registrazione alla nascita ed è la più ratificata tra tutte quelle delle Nazioni Unite. L’articolo specifica che in America Latina e nei Caraibi ci sono 6,5 milioni di bambini mai iscritti ufficialmente all’anagrafe. Una delle principali ragioni sarebbero i requisiti richiesti ai genitori. In alcuni Paesi per poter registrare il proprio figlio, la madre deve essere necessariamente accompagnata dal padre. Quasi ovunque, inoltre, i genitori devono presentare il proprio certificato di nascita o dimostrare la residenza in una determinata città o Paese.

ISTRUZIONE NEGATA  – I più penalizzati sono i minori provenienti dai settori più poveri ed emarginati, per esempio i nativi indigeni, i discendenti da schiavi africani, i migranti e le famiglie di zone rurali o di confine. Come sottolinea il dossier, “il certificato di nascita è uno dei principali requisiti per accedere all’istruzione, ai servizi sanitari e ad altre prestazioni a carattere sociale”. Di conseguenza i minori privi del documento, seppure ammessi alla scuola primaria, non sono in grado di ottenere il diploma finale che attesti i loro studi e non possono frequentare le scuole di grado secondario.

MIGLIORAMENTI LENTI – Negli ultimi anni si è registrato qualche miglioramento. La percentuale di bambini sotto i 5 anni dell’America Latina e dei Caraibi registrati all’anagrafe è passata dall’82% del 2006 al 90% del 2010, ma secondo il Boletín Desafíos  restano “enormi disparità tra Stati, province, municipalità e gruppi socioeconomici all’interno di uno stesso Paese”. Dal 2007 le anagrafi dei diversi Stati hanno investito circa 2 miliardi di dollari per garantire una copertura totale. Un dato promettente ma ancora insufficiente alla soluzione completa del problema. L’Unicef ha stimato che, se America Latina e Caraibi vogliono raggiungere il 100% delle iscrizioni dei nuovi nati nei registri ufficiali entro il 2015, devono diminuire la quota dei non iscritti del 3% all’anno a partire dal 2011. In base a questi calcoli, Paesi come Cile e Cuba dovrebbero farcela, mentre altri hanno ancora gravi difficoltà: ad Haiti, nel 2010, non aveva un certificato di nascita circa il 30% dei bambini, in Brasile il 24% e in Nicaragua il 19%.

DIRITTO ALL’IDENTITÀ – “Il diritto all’identità dei nuovi nati – si legge nell’articolo del Boletín Desafíos – deve essere affrontato come tema prioritario: un bambino senza certificato di nascita è senza diritti e questo impedisce il suo sviluppo come essere umano. Per raggiungere l’obiettivo di una registrazione universale e gratuita – prosegue il testo – gli Stati dell’area, con il sostegno della società civile e della cooperazione internazionale, devono eliminare le barriere di tipo economico e abolire qualsiasi tipo di discriminazione che limiti l’iscrizione nei registri”. In generale si stima che in tutto il mondo non vengano registrati alla nascita ogni anno circa 51 milioni di bambini. Questo li rende più vulnerabili  ad abusi di diverso tipo: dalle molestie sessuali al reclutamento forzato nelle bande armate, dal lavoro minorile ai matrimoni precoci.

Luciana Maci

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