lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Le Borse e la cioccolata
Pubblicato il 13-01-2012


Tra un paio di mesi la cioccolata costerà di più e noi la compreremo lo stesso, in Italia come nel resto dei Paesi dell’Occidente ancora opulento nonostante crisi e recessione. Per una simile previsione non occorre la sfera di cristallo. Basta seguire un minimo quel particolare settore della Borsa che si occupa dei prodotti agricoli e studiare i futures, gli ordini di acquisto differiti. Questa settimana si è registrato un forte rincaro del cacao. A determinarlo hanno contribuito eventi climatici e  crisi politiche e sociali nei Paesi produttori africani, ma soprattutto la speculazione finanziaria.  Le notizie di scioperi e violenze  in arrivo dalla Nigeria, quarto produttore mondiale di cacao, hanno causato un aumento del 7 per cento del prezzo dei futures in questione prima sul  Chicago Board of Trade, il principale mercato borsistico del settore agricolo, e poi su tutti gli altri.

Curiosamente, è invece ribassato il prezzo del greggio, nonostante che la Nigeria sia il primo produttore africano di petrolio. Sarà perché le multinazionali del petrolio si sono affrettate a comunicare che lo sciopero generale e i disordini di matrice etnica e pseudoreligiosa in atto nel Paese non hanno avuto ricadute sulle attività estrattive e sulle esportazioni. Del resto, sono le uniche titolate a farlo perché il petrolio in questione tutto è meno che nigeriano. Le tensioni in Nigeria, con cortei e scontri in tutte le città, sono state causate dalla decisione del  Governo  di togliere le sovvenzioni al prezzo della benzina, che è subito più che raddoppiato. Perché di petrolio la Nigeria ne ha tanto, ma la benzina deve comprarla all’estero, dato che raffinerie in loco non ci sono. Insomma, chi controlla il mercato del greggio lo compra al prezzo che stabilisce lui e poi ne riventi i prodotti derivati ai nigeriani, sempre al prezzo che stabilisce lui.

COLPITI CONSUMATORI E COLTIVATORI  – Tornando al cacao, il rincaro   in Borsa,   ovviamente, non è dovuto a un aumento dei costi di produzione e dei salari dei coltivatori, ma al timore di difficoltà di approvvigionamento, a fronte di una domanda nei Paesi ricchi che è cresciuta nonostante la crisi globale. Solo in  Europa, per esempio, nel 2011 le macinazioni di cacao (anche in questo caso l’Africa fornisce solo materia prima, mentre le industrie stanno altrove) sono aumentate del 5 per cento. La cancellazione dei sussidi  alla   benzina ha esasperato tra le altre categorie anche i produttori di cacao, impegnati in questi giorni nel raccolto principale della stagione e già alle prese con il forte calo dei prezzi di vendita. Secondo la Cocao Association of Nigeria,  l’associazione dei produttori locali, a queste condizioni è preferibile tenere la merce in magazzino.

Nel frattempo, in  Costa d’Avorio, primo produttore mondiale di cacao, da cui arriva un terzo delle forniture globali, dall’inizio della stagione, in ottobre, c’è stata una diminuzione del 3,5 per cento delle consegne, sia per la crisi politica attraversata dal Paese, sia per il clima secco causato dall’harmattan, il vento proveniente dal deserto del Sahara,  che se dura troppo a lungo diventa dannoso per le coltivazioni di cacao.

Odisseo 

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Commenti all'articolo
  1. se non è la crisi è il clima, se non è il clima sono gli speculatori…da qualunque parte si giri, i Paesi africani già poveri di loro, non perchè non abbiano risorse, ma piuttosto per lo sfruttamento secolare dei vari “colonizzatori” non riusciranno mai ad avere un profitto equo e risollevarsi da questo stato di arretratezza inconcepibile per questi tempi.

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