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Opinioni e commenti
 

Camorra tomba le strade con sostanze tossiche
Pubblicato il 30-01-2012


Amianto, pneumatici fuori uso, rifiuti sanitari, bitume, fanghi provenienti da depuratori e imballaggi. Un mix infernale di sostanze tossiche impiegate per la costruzione dell’ennesima strada-truffa in Campania. Niente paura è tutto made in Camorra. Anzi peggio. Come rivelano alcune intercettazioni, sono stati gli stessi indagati a lamentarsi della pericolosità dell’opera, non tanto in termini di impatto ambientale quanto di solidità della stessa. «Mandami roba buona, stiamo facendo la scarpata, se no è un macello», dice un indagato a un altro. Oppure: «Quella di questa mattina faceva proprio paura», si sente in un altra conversazione intercettata.

STRADA TOMBATA – Questa volta però la storia ha avuto il suo happy end grazie al pronto intervento dei carabinieri, le cui indagini ieri hanno portato all’emissione di 14 misure cautelari in carcere e 11 divieti di dimora da parte del gip del tribunale di Napoli. Il tentativo – per fortuna sventato a metà dell’opera – era quello di costruire l’ennesima strada della vergogna “tombando” rifiuti speciali, con un sostanzioso tornaconto per i clan camorristici. Il tratto incriminato è la strada a scorrimento veloce che deve collegare il Vallo di Lauro con l’A30 Caserta-Salerno, lavori affidati a Vallo di Lauro sviluppo spa e Impresa spa, in realtà gestiti da Antonio Iovine, imprenditore di riferimento del clan Fabbrocino attraverso società intestate a prestanome, dato che l’uomo è già stato colpito da misure di prevenzione personale e patrimoniale. Oltre a Iovine, i provvedimenti restrittivi riguardano anche subappaltatori dei lavori.

IL CLAN – Siamo nel territorio di Palma Campania, nel nolano. L’opera incriminata – secondo il progetto originale –  dovrebbe svilupparsi lungo 8 chilometri, con lotti già realizzati per 2,2 chilometri. Una arteria, però, dicono i pm della Direzione distrettuale antimafia, che anziché fulcro di uno sviluppo industriale della zona è in realtà una discarica illegale di rifiuti pericolosi e non miscelati con materiale da costruzione, un mix che tra l’altro pone problemi di tenuta strutturale del fondo stradale. I reati contestati agli indagati vanno dall’associazione a delinquere a reati ambientali alla truffa aggravata e frode in forniture, aggravati dalla finalità di favorire il clan. Sequestro preventivo anche per 5 società per 8 mln di euro. Antonio Iovine, dicono le indagini, già condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso nel 2004, ha acquisito la titolarità di Indemar srl e Paciello Cave, che gestisce di fatto, ed è in grado di condizionare una terza ditta coinvolta nella costruzione della strada, Somoter.

LE INTERCETTAZIONI – In più, capocantiere e direttore dei lavori a Palma Campania, come mostrano le intercettazioni ambientali in due auto e telefoniche, hanno «piena consapevolezza del materiale miscelato utilizzato per riempire il rilevato stradale», scrive il gip. E cioè amianto, pneumatici fuori uso, rifiuti sanitari, miscele bituminose, fanghi provenienti da depuratori, imballaggi. Talvolta il materiale prelevato da autostrasportatori compiacenti nelle cave di Iovine a Sarno (oggetto anche di un sequestro, ndr.), Nocera Inferiore, Boscoreale e Ottaviano (pure queste nel mirino della magistratura, questa volta salernitana, ndr.) è così inquinato da provocare reazioni.

«Mandami roba buona, stiamo facendo la scarpata, se no è un macello», dice un indagato a un altro. «Quella di questa mattina faceva proprio paura», si sente in un altra conversazione intercettata. Le intercettazioni rivelano anche le modalità camorristiche con cui l’imprenditore impone ai titolari di imprese subappaltanti le proprie forniture. E ci sono anche gli atti intimidatori, come quelli nel 2009, prima operai minacciati da sconosciuti con la pistola, poi un raid incendiario dei mezzi di cantiere, e gli ordini per le ditte di Iovine tornano consistenti.

IL PREFETTO – Intanto il prefetto di Napoli Andrea De Martino, ha espresso il suo «apprezzamento per la brillante azione condotta dai carabinieri nell’ambito di indagini coordinate dalla Dda, che ha consentito di conseguire due importanti obiettivi: aggredire la capacità economica dei gruppi criminali con il sequestro di aziende dal valore stimato di 8 milioni di euro, tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini interrompendo un pericoloso traffico illecito di rifiuti».

LEGAMBIENTE – Lo scempio sventato nel nolano rientra in un quadro drammatico e più ampio che vede «la Campania maglia nera per i numeri dello smaltimento illegale con un boom di aziende coinvolte. Dal 2002 – ha commentato Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania – sono 62 le inchieste sui traffici illeciti di rifiuti, ben 139 le aziende coinvolte, 316 gli arresti, 440 le persone denunciate». «Sul ciclo della ‘monnezza’ – prosegue presidente il Legambiente Campania – non dobbiamo abbassare la guardia perché questo continua ad essere un settore tra i più lucrosi che cambia modalità e forme continuamente. Visto il gran numero di aziende coinvolte da decenni di inchieste, sarebbe auspicabile che Confindustria avviasse, anche su questo fronte, una vera e propria battaglia di trasparenza, per evitare che rifiuti di impianti grandi e piccoli finiscano nelle maglie della criminalità, alimentandone le risorse e mettendo a repentaglio la salute dei cittadini».

Lucio Filipponio

 

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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