lunedì, 16 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

L’Italia tra recessione e inflazione
Pubblicato il 23-01-2012


Quando uno Stato sovrano si trova in una situazione di debito pubblico eccessivo, ha otto soluzioni per uscire dalla situazione di crisi: più imposte, meno spesa, più crescita, riduzione dei tassi di interesse, più inflazione, una guerra, un aiuto esterno o il fallimento. L’Italia, al pari degli altri Paesi della eurozona, ha delegato la propria politica monetaria alla Banca Centrale Europea, per cui la leva dell’inflazione e, parzialmente, quella della riduzione dei tassi di interesse non sono più sotto il controllo del Governo italiano.

Esclusi guerra e fallimento, Monti e la sua squadra hanno cominciato ad agire sulle voci restanti. Con la manovra finanziaria dello scorso dicembre hanno aumentato l’imposizione fiscale, puntellando il sistema e rendendolo più credibile a fronte degli impegni e delle scadenze di rifinanziamento del debito che attendono il nostro Paese. E le recenti aste sui titoli di Stato sembrano dargliene atto. Nella stessa direzione va il rafforzamento della lotta all’evasione, che aumenterà le entrate statali e per certi versi contribuirà alla crescita del Paese tramite un maggior rispetto della concorrenza leale.

Meno incisiva è finora apparso l’intervento del Governo sul fronte della riduzione della spesa, dove ancora non si sono visti risultati concreti in termini di maggiore efficienza dell’apparato amministrativo e di riduzione dei privilegi della casta. Pareggio di bilancio inserito in Costituzione, abolizione delle Province, amministratori unici per le società controllate dal pubblico aiuterebbero. Sul fronte della crescita, si attende ora il decreto sulle cosiddette liberalizzazioni e ci auguriamo che le tante, troppe caste che ingessano l’economia italiana non abbiano il sopravvento. L’aiuto esterno non può essere ancora escluso,  se è vero che lo stesso Fondo Monetario Internazionale aveva pronto un piano da 600 miliardi di Euro per salvare l’Italia.

Ma la leva che molti finora hanno sottaciuto, in presenza di un’economia italiana ed europea a rischio di recessione, è quella dell’inflazione. La Banca Centrale Europea sta perseguendo una politica monetaria alquanto espansiva, con i tassi di interesse fissati ai minimi storici. Laddove questa politica dovesse continuare ancora, l’inflazione aumenterà. Così, apparentemente saranno salvaguardati i debitori a danno dei creditori e, forse, la recessione produrrà meno disoccupazione, insostenibile a livello sociale. Ma non dimentichiamo che la gestione dell’inflazione, seppur oggi considerato il minore dei mali, è proprio l’obiettivo della Banca Centrale Europea. E non è un caso.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. L’edtorialita, il dott. Alfonso Siano, riesce a dipanare un argomento difficoltoso per chi è digiuno di economia con uno stile giornalistico accattivante e limpido, frutto di una padronanza e di una conoscenza commendevole delle problematiche affrontate. In quest’Italia di parasofisti dal contorto “economichese”, abbiamo bisogno di pensieri e concetti veicolati con chiarezza che arrivino a tutti, in particolare a coloro che ritengono incomprensibili temi economici impegnativi, come quelli affrontati in modo brillante dal dott.Siano.

  2. Come dire? l’economia, in Italia, naviga tra Scilla e Cariddi ! E’ l’affidabilità del timoniere che ancora una volta sembra fondamentale. Ma chi sceglie il timoniere ? Il “porcellum” ?

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