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Opinioni e commenti
 

Liberalizzazione, sull’acqua Monti rischia di annegare
Pubblicato il 17-01-2012


In una recente intervista a Le Figaro, il presidente del Consiglio Mario Monti aveva parlato di «flemma britannica» riferendosi agli italiani. Era stupito, lui per primo, che tutti i sacrifici imposti con la manovra “anticrisi” non abbiano scatenato grandi proteste contro il suo esecutivo. Forse per questo ora pensa di poter tirare ancora un po’ la corda, provando a mettere le mani anche sull’acqua pubblica. Venerdì prossimo il Consiglio dei ministri varerà il decreto “cresci-Italia”, una misura che promette «liberalizzazioni in tutti i settori». L’attenzione dei media si è principalmente concentrata sui taxi, le farmacie, i notai, gli avvocati e sugli orari degli esercizi commerciali. In pochi hanno prestato attenzione ai servizi pubblici locali, acqua in testa.

VENERDÌ NERO – Ancora non si conosce di preciso il contenuto del decreto che uscirà da Palazzo Chigi venerdì, ma le premesse non possono tranquillizzare i 26 milioni di italiani che a giugno hanno espresso chiaramente la volontà di mantenere pubblica la gestione dell’acqua. Secondo il super-ministro economico Corrado Passera: «Il referendum ha fatto saltare il meccanismo che rende obbligatoria la cessione ai privati del servizio di gestione dell’acqua, ma non ha mai impedito in sé la liberalizzazione del settore». Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, ha detto a denti stretti che sulla materia il governo pensa di «fare modifiche che non vadano contro il risultato referendario ma – ha aggiunto – non vogliamo che sia un escamotage». È stato però il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo a lasciarsi scappare la dichiarazione meno ambigua: «Il referendum sull’acqua è stato un mezzo imbroglio. Sia chiaro che l’acqua è e rimane un bene pubblico. È il servizio di distribuzione che va liberalizzato».

PETIZIONE ONLINE – A dispetto di una informazione piuttosto sonnacchiosa sulla questione, c’è chi ha colto nelle parole degli esponenti di governo il rischio che la volontà popolare venga stravolta. Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, molto attivo in tutto il percorso referendario, dopo il voto del 13 giugno non ha abbassato la guardia. Così è nata una nuova iniziativa per difendere il risultato delle urne. Nell’ambito della campagna “il mio voto va rispettato”, il forum ha promosso l’appello “giù le mani dall’acqua e dalla democrazia”. In poche ore sono state raggiunte oltre 22mila firme, che sono in costante crescita vista la possibilità di sottoscrivere la petizione anche online. Tra i primi firmatari spiccano i nomi di Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Dario Fo, Padre Alex Zanotelli, Don Andrea Gallo, Gino Strada, Marco Paolini, Roberto Vecchioni, Valerio Mastandrea, Pietro Sermonti, Luciano Gallino per citarne solo alcuni.

VORTICE DI PROTESTE – Per far sentire la propria voce sotto il Palazzo, il Forum ha organizzato un sit-in davanti a Piazza di Montecitorio, dove gli attivisti si sono dati appuntamento per le 16,30. «Sta per essere messo in campo il tentativo di cancellare la volontà popolare con una norma nascosta che vieta la possibilità di gestione pubblica da parte degli enti locali», denuncia Paolo Carzetti, rappresentante del Forum per l’acqua bene comune. E un invito alla difesa del risultato referendario lo aveva espresso anche padre Alex Zanotelli in una lettera aperta di qualche giorno fa, in cui esortava: «In piedi, popolo dell’acqua! Ce l’abbiamo fatta con il referendum, ce la faremo anche adesso!». Riparte la lotta dunque, e con lo stesso vigore di sempre. Farebbe bene a stare attento Monti, se non vuole che il suo governo sia risucchiato in un vortice di proteste.

Nicola Bandini

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Commenti all'articolo
  1. Sono d’accordo con il sottesegratario Polillo. Infatti non è mai stato in discussione il fatto che l’acqua sia un bene pubblico. In discussione erano e sono le modalità di gestione delle risorse idriche su c’è tanto da fare per una corretta gestione di questa fondamentale risorsa.

  2. Pingback: Monti, fai qualcosa di tecnico: sull’acqua rispetta il referendum | Avanti

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