lunedì, 19 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Licenziare tramite fax: ecco il nuovo modus operandi
Pubblicato il 20-01-2012


“Signorina la chiamo per avvertirla che tra poco arriverà un fax che la riguarda. La prego di leggere il contenuto, firmarlo e rinviarlo tramite fax alla sede centrale. Grazie”. Questa la telefonata ricevuta ieri da una giovane precaria di un’azienda di distribuzione alimentare. All’arrivo del fax il contenuto la getta nello sconforto più totale. Con pochissime parole, infatti, l’azienda informava la giovane donna che il contratto in scadenza non sarebbe stato rinnovato. I tempi che sta vivendo l’Italia sono assolutamente noti, come note sono le grandi difficoltà che molte imprese si trovano ad affrontare, ma la sostanza non giustifica in alcun modo la forma. Fermo restando che probabilmente nella gestione d’impresa il bravo manager è colui che riesce a razionalizzare le spese lasciando solo in ultima istanza i tagli al personale, ciò che sconcerta maggiormente in questa circostanza è la modalità scelta per la comunicazione: un fax. Qualcuno in merito potrebbe pensare che quel dirigente sia prepotente e duro e che tale gesto sia dovuto a questo.

Qualcun altro potrebbe invece pensare che è un vile, incapace di assumersi la responsabilità di licenziare e preferendo così non affrontare direttamente il dipendente comunicandogli la notizia via fax. Tutto ciò comunque rimane sintomatico di una situazione generalizzata di precarietà lavorativa, ma anche psicologica, che ancora in troppi vivono in prima persona. Obiettivi e risultati contano più di tutto, anche più delle risorse umane, ecco come è stata sconfitta la nostra società vittima fagocitata del mercato.

Claudia Bastianelli

Segr. nazionale Fgs - Bastian Contrario

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Commenti all'articolo
  1. Queste certamente sono situazioni limite, ma ormai non più da sottovalutare.
    Ormai il mercato del lavoro in Italia è diventato una giungla, dove solo i più forti riescono a resistere ed a emergere.
    Questo è dovuto ad una politica del mercato del lavoro scellerata.
    Si è cercato di copiare a più non posso le innovazioni degli altri paesi europei nel campo dei contratti di lavoro, senza indagare adeguatamente all’interno dei problemi dell’Italia, per capire quali fossero realmente le ricette giuste.
    Il risultato è un mercato del lavoro frammentato, senza tutele, senza regole certe, in mano ad imprenditori che cercano solo il profitto immediato senza guardare al futuro.
    In questo caos si innesta anche la povertà intellettuale di certi imprenditori o forse è meglio dire di certi manager: costruiti in aula senza nessun contatto con la realtà, nella quale non trovano il coraggio nemmeno di affrontare i lavoratori per illustrare i progetti aziendali.
    Credo quindi che tutto il mondo del lavoro in Italia vada rivisto, dal realizzare nuove regole valutando di più la persona e quindi rispettando meglio “le risorse umane”, e migliorando la scuola, intesa, anche e soprattutto, come università, dove veramente devono essere premiati i migliori, per fare in modo che la nuova classe dirigente del paese esca dalla meritocrazia vera e non dalle clientele famigliari.

  2. Sono cose che scandalizzano per insensibilità. Credo che la conflittualità del mondo del lavoro italiana potrebbe essere superata dall’introduzione della codeterminazione a livello di impresa. In Italia e nel Partito si parla di tutto, tranne che di questo. Come saprete c’è un progetto di legge unificato ripresentato in Parlamento dal Sen. Ichino ed altri che prevede esattamente la codeterminazione, su base negoziale, vale a dire la possibilità di rappresentanti dei lavoratori di essere membri e votare nei consigli di sorveglianza, organo che nomina il CDA.
    Credo che una organizzazione snella e giovane come la FGS potrebbe farne un buon cavallo di battaglia, nel Partito e nel Paese.

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