sabato, 24 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Licenziato? Mi ricolloco grazie ai social network
Pubblicato il 17-01-2012


Se il fatturato lievita malgrado la crisi, allora potrebbe esserci lo zampino del web 2.0. Le aziende hanno intuito il valore commerciale dei new media, ma ancora non sempre sono in grado di tradurre le buone intenzioni in realtà. In Italia quasi il 40% degli imprenditori ha detto di aver trovato nuovi clienti grazie al social networking, ma appena il 22% ci ha messo sopra parte delle risorse destinate al marketing.

I BRAND SU TWITTER – La rete va maneggiata con cura. Il messaggio unidirezionale muore nel momento in cui nasce ed è inutile utilizzare strategie di bombardamento per convincere subito qualcuno a comprare qualcosa. Meglio creare condivisione e coinvolgimento, cementare una rete sociale su contenuti e valori che riguardano il marchio, ascoltando gli utenti senza aver fretta di monetizzare. «Facebook e Twitter restano i principali canali per fare operazioni di Pr online e sono utilizzati sia dalle imprese pubbliche che private – dice all’Avanti! online Giovanni Boccia Artieri, presidente di Scienze della Comunicazione all’Università di Urbino – Twitter, in particolare, ha una grande forza nel campo news ma viene molto usato per operazioni di ‘branding’. Mentre altri social network, per esempio Path, risultano inadatti perché sono rivolti a cerchie troppo ristrette».

LINKEDIN CONTRO LA CRISI – Se Facebook resta il regno dello svago e Twitter quello dell’informazione, la piattaforma principe di imprese e professionisti è LinkedIn, che ormai ha 147milioni di utenti nel mondo e 2,8milioni in Italia. Il nostro Paese si piazza a un dignitoso settimo posto e Alessio Jacona, blogger esperto di innovazione e consulente d’impresa, spiega: «I social network professionali si stanno dimostrando utili per trovare lavoro e ricollocarsi dopo essere rimasti a spasso per colpa della crisi. Sono ottimi strumenti per captare il ‘sentiment’ e le tendenze del mercato». Boccia aggiunge: «Per un professionista è importante avere una rete di relazioni da attivare in un particolare momento della vita. Si tratta di capitale umano che spesso aiuta ad accorciare i tempi del ‘replacement’ lavorativo».

I NETWORK D’IMPRESA – Le aziende, invece, hanno più difficoltà. Ancora Jacona racconta: «Si muovono più lentamente, spesso non comprendono questi strumenti, restano alla larga oppure ci si fiondano dentro senza criterio». Ma Boccia fotografa una realtà più positiva: «Alcune associazioni territoriali, come certi comparti di Assindustria, hanno spronato i propri soci a entrare nei social network. D’altronde le Pmi non puntano tanto sui grandi media e hanno maggiore sensibilità per una comunicazione relazionale che aiuta a creare valore sul territorio». E ancora Jacona chiosa: «Ci sono aziende che hanno paura della condivisone dei dati sui grandi social network, per cui provano a farsi qualcosa del genere in casa. Si tratta di una sorta di spazi di condivisione ‘corporate’ che tuttavia raramente hanno successo e per lo più restano deserti».

GLI ALTRI «SOCIAL» PROFESSIONALI – Il successo planetario di LinkedIn mette in ombra una galassia di piattaforme professionali che, comunque, hanno ragion d’essere o per la loro diffusione in alcune aree territoriali o per particolari caratteristiche strutturali. Esiste la francese Viadeo e c’è Orkut, social che piace molto ai brasiliani. Poi Xing, con sede ad Amburgo e disponibile per relazioni professionali in 16 lingue. E ancora Workology o Ziki, il marketplace che collega aziende e professionisti. Senza dimenticare ClaimID, Ecademy per la formazione, Connecting managers o la piattaforma «reputazionale» di iKarma. «In un mondo di informazione sovrabbondante – chiude Jacona – il bene prezioso che davvero scarseggia è l’attenzione. La gente non ha tempo e oggi è molto difficile, non solo per le imprese, convincere davvero qualcuno a fare una cosa in più».

Ulisse Spinnato Vega 

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