martedì, 20 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

L’Onu prova a parlare africano
Pubblicato il 06-01-2012


Con la presidenza di turno del Sudafrica, in questo mese di gennaio, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si apre forse una finestra di maggiore attenzione ai non pochi e irrisolti problemi dell’Africa. La guida del massimo organismo decisionale dell’Onu assunta dal gigante economico del continente – il Sudafrica nel 2011 è entrato a far parte del gruppo dei principali Paesi emergenti, che infatti ora si chiama Brics (acronimo per Brasile, Russia, India, Cina e appunto Sudafrica) – sembra avallare tale ipotesi che per un po’ all’Onu si parli africano.

In particolare, diverse fonti diplomatiche del Palazzo di vetro di New York sostengono che al centro dell’agenda in questo mese di presidenza a rotazione affidata al Sudafrica ci saranno i rapporti tra Onu e Unione Africana per raggiungere una maggiore coesione tra le due istituzioni nella lotta ai conflitti nel continente. Questo in teoria. Ma  fonti di stampa, africane e non solo, ricordano invece le esitazioni del Governo del presidente sudafricano Jacob Zuma sulla crisi post-elettorale in Costa d’Avorio, nonché sulla crisi libica e sostengono che ciò ne abbia compromesso l’immagine diplomatica.

VERTICE UNIONE AFRICANA – Sempre a gennaio, c’è un altro appuntamento importante per verificare il peso continentale del Sudafrica, cioè il vertice dell’Unione Africana ad Addis Abeba durante il quale il Governo di Pretoria cercherà di far eleggere il proprio candidato alla presidenza della Commissione, attualmente occupata dal gabonese Jean Ping. Si tratta di Nkosazana Dlamini Zuma, attuale ministro dell’Interno e ex capo della diplomazia sudafricana. Più in generale, con l’inizio dell’anno sono entrati in Consiglio di sicurezza per un biennio cinque Paesi, quattro del Sud del mondo. Il quinto è l’Azerbaigian, che tutti gli osservatori ritengono un prezioso alleato per la Russia, anche se certo senza il peso del Brasile – che ha invece finito il suo biennio – con il quale Mosca  aveva costituito un importante contrappeso politico alle posizioni statunitensi ed europee su diversi crisi, a partire da quella ancora in atto in Siria, per non parlare delle vicende legate al programma nucleare dell’Iran.

Sulla situazione siriana, che rimane sul tavolo del Consiglio di sicurezza, dovrebbero invece sostenere le posizioni occidentali tre dei nuovi entrati, Marocco, Guatemala e Togo. Il quinto è il Pakistan, che si troverà insieme con l’India, suo rivale storico. Ma per tornare all’Africa, le urgenze del continente minacciano di non trovare comunque priorità nel clima di forte tensione in seno al Consiglio di sicurezza tra Russia e occidentali non sui casi siriano e iraniano, ma anche sulla Palestina la cui richiesta di ammissione all’Onu, presentata a settembre, rimane sospesa.

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