venerdì, 23 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

L’ultimo saluto al difensore della Costituzione
Pubblicato il 30-01-2012


Con l’arrivo del feretro del presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, si è aperta la camera ardente nella chiesa di Sant’Egidio nell’omonima piazza a Roma. Tra i primi a giungere il presidente del Senato Renato Schifani e il ministro Andrea Riccardi. Sono attesi per l’ultimo saluto a Scalfaro, morto nella sua abitazione a Roma nella notte fra sabato e domenica all’età di 93 anni, i vertici istituzionali ma anche leader politici, sindacali e tanta gente comune. I funerali avranno luogo in forma privata oggi alle 14 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere.

Immediato, ieri mattina, appresa la notizia, il cordoglio espresso dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «É con profonda commozione che rendo omaggio alla figura di Oscar Luigi Scalfaro nel momento della sua scomparsa, ricordando tutto quel che egli ha dato al servizio del paese, e l’amicizia limpida e affettuosa che mi ha donato. É stato un protagonista della vita politica democratica nei decenni dell’Italia repubblicana, esempio di coerenza ideale e di integrità morale».

Nel corso della mattinata, sono arrivate anche le condoglianze del presidente del Consiglio, Mario Monti: «Un esempio luminoso di coerenza ideale e di integrità morale». Per il presidente del Senato, Renato Schifani, Scalfaro «lascia un vuoto in politica e nelle istituzioni che difese sempre». Mentre per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, il presidente emerito della Repubblica «fu uno strenuo difensore della Costituzione». Pressochè unanime il cordoglio delle forze politiche espresso alla famiglia Scalfaro, seppure con diverse sfumature tra i vari schieramenti.

«Scalfaro ha accettato di essere un uomo di parte, di subire offese e incomprensioni, per difendere la Costituzione. Dando così una straordinaria testimonianza di coraggio nell’affermazione dei valori fondamentali del nostro vivere civile». Ad affermarlo è Rosy Bindi, presidente del Pd, convinta che «se Napolitano ha potuto dare l’incarico a Monti, lo si deve a Scalfaro, che si oppose con grande energia ai tentativi di cambiare la nostra Carta e di stravolgere i poteri del Parlamento e del Capo dello Stato». Scalfaro «ha applicato la Costituzione durante la crisi del governo Berlusconi non per coprire il ribaltone, ma per rispettare la centralità del Parlamento. Lui si è reso conto che alla fine del suo mandato era considerato uomo di parte per aver difeso la Costituzione. La nostra Carta è ancora lì, intatta. E il suo antiberlusconismo – conclude Bindi- è stato fedeltà alla Costituzione, non avversione nei confronti di una persona».

«Scalfaro è stato un uomo rigoroso e coerente, anche se di parte». Lo afferma Italo Bocchino, deputato e vicepresidente Fli. «Sicuramente nel 1994 forzò la mano e favorì la nascita del governo Dini che non aveva consenso né all’interno del Parlamento né del Paese. Fu un eccesso dei suoi poteri ma quello che all’epoca ci sembrò uno strappo fortissimo visto oggi va detto che dopo 15 anni di Berlusconismo e delle sue distorsioni probabilmente Scalfaro aveva ragione. Sulla deriva populista e plebiscitaria- conclude Bocchino – le sue preoccupazioni si sono rivelate fondate».

Con la morte di Oscar Luigi Scalfaro «scompare uno degli ultimi grandi democristiani». A scrivere del Presidente emerito della Repubblica è il ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi: «Cattolicesimo fervente, senso della legge, valore della Costituzione erano componenti decisive di questo democristiano anomalo. Aveva però alto il senso della laicità dello Stato secondo la lezione di De Gasperi. Questo era il sentire di Scalfaro – conclude Riccardi – un uomo dall’apparenza severa che, specie negli ultimi anni, mostrava con sempre più naturalezza una grande umanità».

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Commenti all'articolo
  1. Muore certamente un pezzo di storia repubblicana. Ma quelllo stemma dell’azione cattolica tenuto al bavero della giacca anche da presidente della Repubblica non lo digerito finché Scalfaro non si rivelò un vero baluardo della Costituzione contro i tentativi di Berlusconi di violarla. Quanto al cosiddetto ribaltone, nessuno sembra ricordare che prima delle elezioni del 1994 Berlusconi avev fatto due allòeanze diverse, con Bossi al Nord e con Fini al Sud e che Bossi aveva detto che con Fini non sarebbe mai andato al Governo e viceversa. Poi i soldi del corruttore hanno fatto ingoiare ogni schifo. Scalfaro, per lo meno, non si prestò a considerare il Parlamento una questione di soldi. A quelli che oggi s’indignano, con qualche ragione, contro la cosiddetta casta, vorrei ricordare di non confondere i costi della politica cobn i costi della democrazia. Non sempre potremo contare su uno Scalfaro che ci difenda dall’accoppiata di strapotere economico e populismo.

  2. Ha sempre difeso la Costituzione e ne ha applicato il dettato, checchè ne dicano i berlusconiani, e questo deve bastare. Non si giudica una grande personalità guardando a minuzie ma tenendo conto dell’intero arco della sua vita. E’ cosa che deve valere per tutti. Giuseppe Miccichè

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