giovedì, 26 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Mancano i pediatri? Che crescano i pazienti
Pubblicato il 30-01-2012


La salute dei bambini continua a far discutere e non per il classico virus influenzale di stagione. Vengono, infatti, messe in discussione le stesse possibilità e facoltà di quella branca della medicina che si occupa dei bambini, la pediatria. La proposta, avanzata in sede tecnica dalle Regioni nella bozza di riordino delle cure primarie in vista del prossimo Patto per la Salute, propone il passaggio al medico di base già dopo i sei anni d’età. Di fatto, in Italia la pediatria è quel ramo della medicina che si occupa della salute di pazienti che vanno dalla loro nascita fino ai 14 anni. Le motivazioni della proposta che sono state addotte sono di carattere pratico e rintracciabili nella carenza di professionisti, in particolare proprio dei pediatri.

I NUMERI – Già Ferruccio Fazio, l’allora ministro della Salute nel 2010 ammoniva: «il numero ideale di pediatri è stato stimato in 14.842 unità di cui circa 9 mila riferiti ai pediatri di libera scelta e 6 mila a pediatri ospedalieri, a fronte dei 14.300 effettivamente impegnati nei due settori. Quindi il fabbisogno è di 14.800 e quelli impegnati sono 14.300. Da queste valutazioni emergerebbe – sottolineo, emergerebbe – che al momento attuale si registra un sostanziale equilibrio a livello nazionale». Equilibrio destinato a cedere come confermano le previsioni Istat, che a tal proposito parlano chiaro: nel 2025 i pediatri necessari saranno 11.280, ma la disponibilità si attesterà sugli 8.226.

LA POLEMICA – Subito sono scoppiate le reazioni degli addetti ai lavori a partire da Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene dell’Università Cattolica di Roma: «Spero che sia solo un’ipotesi di lavoro, quello che emerge dal rapporto è che già oggi c’è un’eccessiva ospedalizzazione dei bambini, che al Sud è doppia rispetto al resto d’Europa, e questo è dovuto allo scarso filtro fatto dai pediatri che non sono ben distribuiti sul territorio. La soluzione – continua il professore – è fare in modo che ci siano più pediatri, che già oggi scarseggiano, non certo diminuirne il lavoro».

Sullo stesso piano, ma con toni decisamente più perentori Giuseppe Mele, presidente della Fimp, Federazione Italiana Medici Pediatri afferma che: «E’ una follia, si torna indietro di decenni. In Italia la pediatria copre fino ai quattordici anni, in molti Paesi europei fino ai diciotto, non c’è ragione valida per non affidarsi a professionisti che per specializzarsi hanno studiato anni, come se ricoverassi un bambino in medicina generale, sarebbe una follia». I piccoli malati nell’attesa crescono.

Diletta Liberati

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