sabato, 24 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Marzotto, presto emergenza sarà su impatto ambientale
Pubblicato il 16-01-2012


L’impatto della tragedia della Costa Concordia si misura su diversi fronti. Ancora si cercano i dispersi, priorità assoluta che guida le operazioni di soccorso, si tenta di contenere il disastro ambientale e si inizia a parlare dell’influenza del grave incidente sull’economia dell’Isola del Giglio e della navigazione turistica. Matteo Marzotto, ex presidente attualmente commissario dell’Enit, Agenzia nazionale del turismo, fa il punto sulle ricadute, economiche e non solo, che l’evento drammatico potrebbero avere sul comparto turistico.

L’Isola del Giglio vive di turismo. Quale impatto avrà questa tragedia sull’economia del posto?

E’ difficile valutarlo adesso, anche perché siamo ancora nella fase della messa in sicurezza del relitto. La valutazione del pericolo è prematura. Personalmente ho apprezzato la posizione del ministro dell’ Ambiente Corrado Clini che si è detto molto preoccupato per l’arcipelago e per la ricaduta a livello ambientale ed ecologico. Se ci dovesse essere una fuoriuscita di carburante probabilmente la considerazione più importante da fare è legata prima alla bonifica e poi alla rimozione del relitto, altrimenti sarebbe un dramma per l’ecosistema qui particolarmente delicato. La problematica ambientale è una tragedia immane che va purtroppo ad aggiungersi a quella umana. L’emergenza principale in queste ore riguarda i dispersi, il profilo umano è più urgente, ma immediatamente dopo l’ambiente (minacciato non solo dal carburante) diventa l’urgenza assoluta.

Se ci dovesse essere un danno ambientale, legato ad esempio alla fuoriuscita di carburante, saranno previsti indennizzi per le zone interessate?

Non saprei, però mi parrebbe una questione importante da affrontare. Tuttavia, vista la situazione d’emergenza, è da valutare in un secondo momento.

Come bisognerebbe gestire la pratica dell’avvicinamento delle navi da crociera alle coste?

Credo che le norme ci siano e siano tante, rimane la logica del buon senso che non può essere normato. È quel qualcosa che dovrebbe regolare tutte le attività umane. Mi limito a dire che è difficile normare il buon senso. L’attività delle navi da crociera è economicamente molto rilevante con ricadute importanti in tutta la filiera e credo possa continuare ad esprimersi in modo sicuro. Esistono statistiche di cui tenere conto, ma essendo un’attività umana, quasi sempre l’errore è dato dall’uomo, più che da problemi tecnici. Fin dal 2009 per alcune riflessioni sulla pressione turistica a Venezia sono stato molto criticato non solo sul “city tax” ma anche per il preoccupante passaggio di grandi navi nel bacino di San Marco all’interno della città. Qualcuno disse che un incidente sarebbe “impossibile”. Al di là di ogni considerazione credo che qualsiasi tipo di incidente come questo Venezia, come l’umanità intera, non se lo possa permettere.

Ci sarà una flessione nel settore della crocieristica?

E’ difficile valutarlo. E’ una grande industria con delle società di grandi dimensioni, capacità e visione. Credo che le domande che ci poniamo in questi giorni facciano parte dell’epoca storica che stiamo vivendo. Tutto sembra dover essere smisuratamente grande. Personalmente credo ci voglia misura, qualche volta si rischia di perderla, l’importante è non distrarsi dai grandi numeri: è importante valutare non solo il prezzo del soggiorno o il servizio a bordo di queste grandi navi, ma anche le procedure di sicurezza e la sostenibilità.

Come si pone l’Enit rispetto a questa alla vicenda drammatica dell’Isola del Giglio?

Spera che tutto torni alla normalità il più presto possibile. I dispersi al momento sono la priorità, siamo ancora in una fase di attenzione alle persone. Presto l’emergenza si sposterà sul piano dell’impatto ambientale. L’Enit non può che fare il tifo per gli straordinari professionisti che stanno gestendo l’emergenza e sperare per la buona riuscita delle operazioni diffondendo informazioni veritiere.

Martina Perrone

 

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Commenti all'articolo
  1. Quale scienziato o quale supertecnico o superpolitico, dovrà intervenire per far capire ai ” responsabili ” che per evitare che una imbarcazione affondi è elementare che bisognerà otturare anche artigianalmente la falla.
    Per queste cose ed evitarne altre molto più gravi basta una squadra di fabbri.
    Non sembra che i nostri referenti di cui sopra se ne siano resi conto.

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