lunedì, 12 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Milano, con l’Ecopass polmoni addio e in bici si rischia la vita
Pubblicato il 27-01-2012


Oggi l’Area C di Milano chiude i battenti, per la prima volta dalla sua introduzione, undici giorni prima. Causa sciopero nazionale del trasporto pubblico, una delle circostanze che rendono “impossibile l’alternativa all’uso del mezzo privato”. Quindi telecamere spente e accesso libero nel centro di Milano, che per un giorno tornerà a essere caotico e affollato come prima. Perché c’è un prima e un dopo: la decisione della giunta Pisapia ha segnato, volutamente o no, un passaggio epocale nella storia della città. Nessun provvedimento per regolare il traffico aveva sortito effetti tanto visibili: un calo del 40% dei veicoli nell’area interessata, le strade del centro pressoché deserte, spettacolo quasi irreale in un giorno lavorativo, i tram e gli autobus affollatissimi costretti a rallentare per rispettare i tempi di percorrenza previsti.

SMOG TRIPLICATO – Il primo bilancio resta, comunque, in chiaroscuro. I fautori del provvedimento sottolineano il miglioramento della qualità della vita per gli abitanti del centro, mentre la giunta rivendica il fatto di aver rispettato le indicazioni del referendum consultivo, con cui i cittadini milanesi avevano detto sì all’allargamento dell’area a pagamento, “con l’obiettivo di dimezzare il traffico e le emissioni inquinanti”. Proprio qui sta una delle principali contraddizioni di Area C. Il provvedimento ha ridotto nettamente il traffico nell’area interessata, ma il livello di inquinanti nell’aria non è sceso. Anzi: è salito fino al triplo dei minimi ritenuti pericolosi per la salute. Meno traffico in un’area pari a poco più del 4% del territorio comunale non significa quindi meno inquinamento.

PALAZZO MARINO FA SPALLUCCE – Da Palazzo Marino, però, alzano le spalle: l’obiettivo di Area C, spiegano, non è abbattere lo smog, ma decongestionare il traffico. Non esattamente quanto previsto dal quesito referendario, in base al quale i cittadini vogliono una cosa e l’altra. Senza contare, poi, la congestione del traffico nella cintura di strade che circonda la “no car zone”: i cittadini che vivono al di là delle telecamere – la grande maggioranza dei milanesi – non hanno potuto godere nemmeno del piccolo beneficio di vedere meno auto e sentire meno rumore. Contraddizioni di un provvedimento che potrà e dovrà essere modificato in seguito: almeno questo è quello che si augurano i tanti cittadini dubbiosi. Qualche perplessità serpeggia anche tra i cittadini che hanno deciso, lodevolmente, di spostarsi in bici.

CICLISTA IN COMA – La giunta ha promesso che gli introiti derivanti dalla nuova “congestion charge” saranno destinati al miglioramento del trasporto pubblico e alla costruzione di nuove piste ciclabili. Assolutamente necessarie: a Milano spostarsi su due ruote può essere un problema, e non solo per la cattiva qualità dell’aria. Da mercoledì sera l’imprenditrice Alessandra Galdabini è ricoverata in coma al Policlinico, dopo essere stata scippata da due malviventi in scooter mentre pedalava nei pressi di Piazza della Repubblica. Un caso di criminalità che certo poteva verificarsi anche se la vittima fosse stata a piedi. Ma è altrettanto certo che la cosa ha sollevato non pochi dubbi e polemiche. C’è da chiedersi se per rispettare le regole ci si debba “intossicare” i polmoni –  dato il livello di smog raggiunto – e se non bastasse si debba rischiare la vita.

Chiara Merico

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