lunedì, 23 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Militia Christi, per difendere Dio siamo disposti alla denuncia
Pubblicato il 23-01-2012


“Sul concetto di volto nel figlio di Dio”, l’ultima spettacolo teatrale di Romeo Castellucci, è oggi al centro del ciclone della fervida controffensiva cattolica. L’accusa è quella di blasfemia, e i militanti di vari movimenti sono già pronti a mobilitarsi per impedirne la rappresentazione, il prossimo 24 gennaio, al teatro Franco Parenti di Milano. A commentare la polemica è intervenuto Fabrizio Lastei, portavoce del movimento politico cattolico Militia Christi.

Come avete intenzione di procedere per opporvi alla rappresentazione?
Cercheremo di stendere degli striscioni con scritto “Stop Cristianofobia” e recitare due rosari, uno in latino e uno in italiano. Enunceremo alcuni slogan e terremo interventi di vario genere.

C’è stato però un divieto della questura di Milano a manifestare davanti al teatro.
Noi siamo anche pronti ad andare là e prenderci la denuncia. Dobbiamo difendere Dio, che è il primo bene degli uomini: fa splendere il sole al mattino, e a lui dobbiamo tutto.

Lei ha visto lo spettacolo?
Personalmente non l’ho visto ma ho raccolto tantissime testimonianze che concordano nel ritenerlo offensivo. E sa come si dice: vox populi… è solo un tentativo triste, un classico caso di negazionismo anticattolico.

Per quale motivo in particolare lo ritenete offensivo?
Qualche mese fa lessi una notizia su un quotidiano: veniva riportava una foto dello spettacolo, in cui campeggiava una tazza del water a ridosso dell’immagine di nostro Signore, tazza in cui avevano luogo delle defecazioni a fronte dell’immagine stessa. Alla fine, il volto del Cristo veniva lacerato con oggetti di varia natura, presumibilmente feci, e sullo sfondo campeggiava la scritta “Tu non sei il mio pastore”.

L’autore però ha precisato che, in chiusura, il volto di Cristo ricompare intatto, con la scritta “Tu SEI il mio pastore”. Non crede allora che lo spettacolo andrebbe visto nella sua interezza per capirne le finalità?
Il Mein Kampf nella sua interezza è un’opera antisemita, sarebbe impossibile scinderne il significato intimo a prescindere dalle singole tematiche trattate. L’opera di cui parliamo rimanda al concetto di volto nel figlio di Dio, ed è connotata da contenuti osceni: liquami che scendono e odori vari, che vengono lanciati sull’immagine del Signore. Senza contare l’apologia del suicidio e altre offese contro la fede cristiana.

È quantomeno singolare che lei abbia citato il Mein Kampf. Cosa ne pensa delle svastiche e delle telefonate minatorie, da parte di estremisti militanti cattolici, alla direttrice ebrea dello spettacolo, Andrée Ruth Shammah?
Non ne sapevo niente, ma escludo che questi episodi possano essere riconducibili al nostro movimento, che è assolutamente pacifico.

Non crede che tutto questo clamore non farà altro che aumentare la celebrità di questa rappresentazione?
No, non credo. Se si scoprisse un libello di due pagine che difende la pedofilia, sepolto in qualche sottoscala, non crede che ci mobiliteremmo tutti?

Roberto Jonghi Lavarini, alias “Il barone nero”, forse il più noto fra i militanti cattolici di estrema destra, ha dichiarato: «Quando il rosario e le preghiere non bastano più, i veri cristiani sanno ancora usare la spada». Lei è d’accordo?
Non mi fido molto di quello che viene riportato dai giornali in genere ma, pur non conoscendo questo signore, credo che le sue dichiarazioni vadano lette in un’ottica “cavalleresca”, ottocentesca, quasi romantica. Una difesa della fede un po’ retrò, se vogliamo.

A Parigi però, durante una rappresentazione di quest’opera, ci furono episodi di violenza anche pesanti.
Vorrei precisare ancora che la nostra manifestazione non prevede atti di resistenza fisica. Abbiamo invitato tutti a mantenersi nei limiti del moralmente corretto. Agiremo con la fermezza e la dignità consone alla fede che professiamo.

Raffaele d’Ettorre

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