lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Mineo, sfumature nuove nell’informazione
Pubblicato il 06-01-2012


Governo nuovo, nuova comunicazione. Una cosa è chiara, anche ai meno avvezzi alla dinamiche che regolano la politica nel nostro Paese. Il nuovo esecutivo, quello dei tecnici, dei “professori”, ha  segnato un cambio di passo importante nella comunicazione politica. E a cascata nel modo di informare. A fare il punto sul tema è Corradino Mineo, uno che si occupa di informazione politica da oltre 30 anni, da sempre in difesa del pluralismo e di un servizio pubblico libero da qualsiasi ingerenza. Giornalista Rai prima al Tg3 come vicedirettore di Sandro Curzi poi corrispondente da Parigi e New York, fino alla direzione della testata Rai News, Mineo non ha dubbi. Con il governo Monti “è cambiato molto per non dire tutto. La politica che abbiamo conosciuto fino a pochi mesi fa, bipolare e strillata, non c’è più. Oggi con la variante del ‘governo del Presidente’, appoggiato da una maggioranza piuttosto larga, ci sono molte più sfumature”.

Con il nuovo governo come è cambiata l’informazione?

“All’assenza o quasi di pathos fa da contraltare il porre l’attenzione sulle problematiche vere del Paese e il fatto di affrontarle con scrupolo e nei loro diversi aspetti. Se si parla di lotta all’evasione fiscale si scopre quant’è difficile renderla efficace, oppure se al centro del dibattito vi è la riforma delle pensioni si discute della necessità di ripensare agli ammortizzatori sociali. Insomma siamo passati da un bipolarismo rissoso ad un’informazione più ragionata”.

Quindi un passo in avanti? 

“Assolutamente sì. Per anni abbiamo creduto che un’informazione politica fatta di grida contrapposte fosse un bene, invece era una semplificazione della realtà. Adesso i problemi si devono affrontare e può essere molto doloroso”.

Con Berlusconi non più al governo, possiamo dire addio al conflitto d’interessi?

“Beh no, il conflitto d’interessi è ancora lì. Il problema è che per anni è stato imposto al Paese un duopolio in cui la parte del leone l’ha fatta un privato rispetto alla Rai. Mentre qualunque cosa è stata concessa al soggetto privato al tempo stesso qualsiasi cosa è stata imputata al servizio pubblico. Il vero conflitto d’interessi sta poi nel meccanismo che regola la raccolta pubblicitaria e in un sistema Auditel troppo rigido: vanno studiati nuovi criteri di valutazione del successo. Con il nuovo governo qualcosa è cambiato. Per la prima volta ho visto un ministro della Repubblica, Corrado Passera, rispondere a stretto giro sul presunto conflitto d’interessi che si è visto imputare e porre fine con un’azione forte e chiara alla querelle: ha venduto le sue azioni Intesa Sanpaolo e alcune partecipazioni minori in piccole imprese”

Si può ancora parlare del cosiddetto “minzolinismo” inteso come modo di fare informazione?

“La vicenda Minzolini è uno specchietto per le allodole. Il problema non è Augusto Minzolini ma la volontà forte di imporre un certo ruolo al servizio pubblico. La questione è capire chi e perché lo ha messo alla conduzione del Tg1, oppure Giuliano Ferrara a fare Qui Radio Londra a ridosso del maggiore telegiornale Rai. E ancora ci sarebbe da chiedersi chi e per quale motivo risorse importanti come Michele Santoro, Serena Dandini e Roberto Saviano non possano più dare il loro contributo alla tv di stato”.

Crescono gli ascolti del tg di Mentana su La7 e del talk show di Santoro sulla piattaforma di tv locali, web e Sky. Qualcosa si sta muovendo nel panorama dell’informazione tv?

“Penso che il successo di Mentana sia motivo per fare noi di meglio”.

Quali criteri andrebbero scelti per l’assegnazione dei contributi all’editoria?

“I contributi dovrebbero essere sicuri e non legati a troppe variabili come ora. Dovrebbero andare solo a quelle testate che dimostrano di avere un pubblico pagante accertato e quindi andrebbe adottato il criterio degli abbonamenti piuttosto che quello della diffusione”.

Ciclicamente si torna a discutere di “privatizzazione Rai”. Come stanno realmente le cose?

“È una bufala. La Rai di oggi non può essere privatizzata perché è diventata un ministero ultra centralizzato e quindi dovrebbe essere venduta per intero. Con Berlusconi al governo tutto è stato fatto perché non si privatizzasse. Il lavoro dell’ex Direttore generale Mauro Masi è stato orientato a centralizzare la Rai e quindi a non poterla smembrare e vendere a privati. Contrariamente a quanto si dice, andrebbero risanate le casse della tv di stato. E parte dei fondi potrebbero venire dal risparmio generato dalla digitalizzazione delle sedi regionali, piuttosto che rientrare nei costi con tagli lineari soprattutto alle sedi all’estero dove sono già arrivate le lettere di licenziamento. Quindi risanare la Rai per renderla appetibile”.

Lucio Filipponio

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Commenti all'articolo
  1. “…E ancora ci sarebbe da chiedersi chi e per quale motivo risorse importanti come Michele Santoro, Serena Dandini e Roberto Saviano non possano più dare il loro contributo alla tv di stato”.
    Io invece mi chiedo chi e perché ha deciso che il PSI ed i suoi rappresentanti debbano stare fuori, succede ormai da molti e troppi anni, da tutti i pricipali talk show di approfondimento politico della tv di Stato (Porta a Porta, Ballarò, e prima Anno Zero, ecc. ecc.)?
    Sinceramente ho qualche difficoltà nel vedere queste nuove sfumature nell’informazione, e non credo sia dovuto alla mia miopia.

  2. Anch’io non vedo cambiamenti sostanziali.L’informazione è lottizzata ed il PSI completamente e fortemente ignorato.Come ,del resto, altre realtà politiche del Paese messe dietro l’angolo. Mentana?. no comment!

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