giovedì, 22 febbraio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Montani al vertice di BPM. Bankitalia: troppi consiglieri «Amici»
Pubblicato il 13-01-2012


Non sembra ancora tornato il sereno sulla Banca Popolare di Milano. La nomina di Piero Montani a nuovo consigliere delegato avrebbe dovuto mettere la parola fine agli ultimi, travagliati mesi e riportare la banca in carreggiata. La sua avventura parte però in salita. Montani, dalla scorsa estate amministratore delegato della Banca del Mezzogiorno, non è un volto nuovo nel mondo delle banche popolari. Dopo una lunga gavetta al Credito Italiano, alla fine degli anni Novanta era approdato al vertice della Banca Popolare di Novara, per poi diventare direttore generale della Bpvn, nata dalla fusione tra Verona e Novara. Nel 2003 era stato chiamato dagli olandesi di Abn Amro per rilanciare Antonveneta, e lì rimase fino al 2008, ovvero fino al passaggio della banca al Monte dei Paschi di Siena. Al timone dell’istituto veneto, nel 2004, Montani aveva gestito il ciclone giudiziario e mediatico seguito al tentativo di scalata da parte della Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. In curriculum, Montani ha anche la presidenza, in quota Antonveneta, di Banca Italease, finita sul lastrico per colpa dei derivati: da questo incarico il neo consigliere delegato di Bpm era stato sollevato dopo l’azzeramento dei vertici dell’istituto, deciso da Bankitalia.

STIPENDIO DA FAVOLA – Montani è ora approdato, con il consenso unanime dei vertici, alla guida della Popolare di Milano, che negli ultimi mesi ne ha viste di tutti i colori. A cominciare dal contestato rinnovo della governance, con il passaggio al sistema duale deciso lo scorso 22 ottobre, fino all’infuocata assemblea degli obbligazionisti di due mesi dopo, che ha visto i vertici della banca sommersi dalle proteste per la conversione del prestito obbligazionario da 400 milioni, lanciato nel 2009. In una situazione così difficile, le prime polemiche sul nome di Montani sono arrivate quando si sono appresi i dettagli sul suo stipendio. Il nuovo consigliere delegato, il cui mandato scadrà con l’assemblea di bilancio del 2014, potrà incassare fino a 6 milioni di euro in due anni. I vertici avrebbero riconosciuto a Montani un emolumento fisso di un milione l’anno, a cui si andrebbero a sommare due bonus di 500 mila euro ciascuno, rispettivamente, per il raggiungimento del budget e per eventuali operazioni straordinarie. A questa cifra si aggiungerebbero altri 2 milioni di buonuscita in caso di mancato rinnovo all’assemblea del 2014.

AMICI BPM – Un’altra questione aperta riguarda il rapporto con il direttore generale Enzo Chiesa, finora deus ex machina di Piazza Meda. Il presidente del consiglio di sorveglianza della banca, Filippo Annunziata, ha assicurato che Chiesa resterà al suo posto, e che i due incarichi dirigenziali sono compatibili. Bisognerà vedere in concreto come si concilieranno. Ma il problema più grosso è senz’altro la lettera chela Banca d’Italia ha inviato – la missiva porta la data del 5 gennaio, ma è stata resa nota solo una settimana dopo – all’associazione Amici della Bipiemme. L’accusa di via Nazionale, che ha avviato una procedura sanzionatoria, è che gli Amici siano un vero e proprio patto di sindacato, che condiziona pesantemente la vita della banca. Ne è prova, secondola Banca d’Italia, il fatto che la lista sostenuta dall’associazione abbia espresso 11 membri sui 19 del consiglio di sorveglianza. Il tanto auspicato cambio di rotta, insomma, non c’è ancora stato, e a governare la banca ci sono sempre gli stessi gruppi di potere. Organi aziendali che in passato, come ha sottolineato Palazzo Koch, «non hanno adottato sufficienti iniziative per corrispondere alle ripetute richieste della vigilanza». In molti sperano che l’arrivo di Montani segni davvero una svolta decisiva.

Chiara Merico

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. L’anomalia di BPM è quella di essere rimasta l’unica Banca a carattere Cooperativo, mentre le altre Popolari hanno ormai un proprietario “privato”. E’ per questo che è sottoposto da tempo a inaudite pressioni con nomine esterne che ne dovrebbero modificare lo Statuto (in parte modificato) oppure portarla alla fusione con altre più grandi per esdeguarsi ai loro Statuti.
    La partecipazione reale degli Azionisti-Dipendenti fortunamente rimane alta e di conseguenza alle Assemblee riescono a far prevalere la loro volontà. Ci vuole compattezza e capacità di rinnovamento per muoversi efficacemente e in modo competitivo con gli altri Istituti. Auguro che questa connotazione Cooperativistica qualificante la BPM riesca a conservarla.

    • in una società normale anche gli azionisti non dipendenti dovrebbero contare qualcosa, non possono sempre perdere per garantire lo stipendio dei dipendenti altrimenti questi ultimi si troveranno ad essere gli unici azionisti clienti e naturalmente sempre dipendenti, ma questa non è una comune agricola dove la terra da frutti i soldi non fioriscono da soli e non si possono sempre sottrarre come da prospetto pagina 102.

Lascia un commento