lunedì, 16 luglio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Monti convince la Merkel su fondo salva-Stati
Pubblicato il 11-01-2012


Non l’avrà sedotta con il suo freddo fascino da robot come accade nella parodia di Maurizio Crozza, ma di certo il premier italiano Mario Monti ha incassato diversi risultati di grande peso nel vertice di Berlino con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Tra i due c’è feeling e si vede. La Merkelesprime subito «grande rispetto per l’Italia, che ha fatto cose straordinarie». Monti raccoglie l’assist e chiosa: «L’Italia non è più una possibile fonte di infezione nella zona euro», ma è «pronta a fare pienamente la sua parte nella conduzione dell’Europa verso lo sviluppo e la stabilita».

MERKEL APRE SULL’ESM – Proprio lo sviluppo e la crescita sono i chiodi fissi del capo del governo italiano che nel summit di Berlino ha lavorato ai fianchi la Merkel per smuoverla da una posizione di mero rigore fine a se stesso. La concessione maggiore fatta dalla cancelliera alla fine arriva sul fondo permanente salva-Stati «Esm», che la Germania ora è pronta a rimpinguare «se lo fanno anche gli altri», spiega la leader Cdu in conferenza stampa. Monti evidenzia che l’Italia ha capito l’importanza della disciplina di bilancio e che dopo la manovra di dicembre – impressionante agli occhi della cancelliera per la velocità di attuazione – il problema non è più il Bel Paese, ma l’Europa stessa. Dunque, adesso, il capo del governo italiano può spingere per far passare la sua linea: ok il rigore sui conti, ma serve soprattutto la crescita in un mercato unico più efficiente e senza barriere.

DEBITO, RIENTRO PIÚ SOFT – In ballo ci sono i contenuti del «Fiscal compact», il patto di bilancio dell’Unione che sarà in discussione al Consiglio Ue di fine mese. E la diplomazia italiana ha già fatto passare alcune modifiche non da poco sulla bozza che sta circolando in queste ore nei palazzi europei. Intanto sono stati ammorbiditi i parametri di riduzione del debito sovrano e per giunta entreranno in vigore un anno dopo, solo nel 2014. L’Italia avrebbe dovuto abbattere del 5% annuo, da subito, lo stock debitorio eccedente il 60% del Pil. E ciò significava fare manovre da 45miliardi ogni anno chissà per quanto tempo. Monti ha ottenuto invece che il meccanismo sia mitigato dalle valutazioni sul ciclo economico e da fattori rilevanti come il risparmio privato (l’Italia è particolarmente virtuosa) e la sostenibilità del sistema pensionistico. Viene dunque smussato l’articolo 2 del patto e il cosiddetto «Six pack» entrato in vigore a dicembre. In più Monti si farà certamente forte dei buoni dati sul deficit italiano per insistere su un calcolo del disavanzo sul Pil che scorpori le spese per investimenti a sostegno della crescita.

TOBIN TAX CONCERTATA IN UE – La Merkel, dal canto suo, non ha mollato di un millimetro sulle emissioni coordinate a livello europeo (leggi eurobond, articolo 6 del patto). Ma Monti è pronto a tornare sull’argomento e nell’intervista al quotidiano tedesco Die Welt, che ha fatto da prologo al vertice di Berlino, ha spiegato che i bond comuni saranno tema centrale nelle prossime settimane. Il premier italiano ha anche illustrato alla cancelliera le riforme di mercato ancora in cantiere a Roma e i due, alla fine, hanno concordato sull’opportunità di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie,la Tobin Tax, in coordinamento con l’intera Ue.

Ulisse Spinnato Vega

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento