La scelta di Mediaset di non pubblicare online tutti i suoi contenuti dopo la messa in onda, a differenza di Rai e La7, potrebbe apparire un po’ fuori dal tempo, nel 2012. Ma dopo la prima puntata del Chiambretti Sunday Show, si capisce che c’è dietro una strategia: l’obiettivo è dimenticare tutto al più presto. L’ospite d’onore, presente per la prima ora di trasmissione (durata complessiva due ore e tre quarti: in Italia, prima serata eterna o niente) era Peter Dinklage, americano, fresco di Emmy e Golden Globe come migliore attore non protagonista nella serie Game of Thrones – Il Trono di Spade, una delle produzioni HBO più belle del 2011.
TOS – All’attore è stato riservato il tradizionale “Trattamento Ospite Straniero”, che consiste in interviste improbabili e momenti tra il surreale e l’imbarazzante. Dinklage, per chi non lo sapesse, è affetto da nanismo, ma ci ha pensato Chiambretti a ribadircelo, casomai ci fosse sfuggito: una domanda su due era imperniata proprio sull’essere nani. Complimenti per l’originalità. E in uno show italiano che si rispetti non possono mancare gli stacchetti musicali sexy: affascinanti ballerine vestite in economia hanno più volte attorniato l’ospite, giocando a sedurlo. L’attore è sembrato, più che imbarazzato, perplesso. Menomale che non esiste la lettura del pensiero, altrimenti si sarebbe sentito un chiarissimo “Ah, quindi è vero. Gli show italiani sono così.”
FENOMENI DA BARACCONE – Un’immagine è forte quando è coerente e duratura: l’Italia ultimamente ha brillato per soubrette, fenomeni da baraccone e imbarazzo, riuscendo a costruirsi una solida reputazione mondiale. Perché cercare di darsi un’altra immagine quando quella che abbiamo è così ben sedimentata, perché fingere di essere diversi? Ironia e satira, quando non hanno più niente da dire, servono solo a esporre il trito e ritrito giustificandolo con l’irriverenza, riproposta sempre identica a se stessa: noi non vogliamo essere diversi. E allora, almeno, smettiamo di invitare ospiti stranieri. Basta con le figuracce e con la vergogna, basta con le conferme degli stereotipi peggiori. Invitiamo solo gente che ci conosce bene, gente con gli anticorpi, che quando torna a casa non debba dire “Avevate ragione, in Italia solo nani e ballerine.”
Maria Lo Bianco




Non criticare la televisione non fare gli snob e neanche i radica chic, Avanti in formato comunista non va!
Avanti cosi’!!! Se la critica e’ intelligente, puo’ (anzi, deve) spaziare a 360 gradi. Senza preoccuparsi delle etichette stupide e stereotipate.
Bene, critica sensata e doverosa. Il pomeriggio televisivo e’ anche peggio, attendo commenti.
Al Signor Noli: Cosa c’entra il comunismo? Oppure lei ritiene che occorre essere comunisti per esprimere una critica?