sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Concordia, dramma ambientale e possibile rischio per l’uomo
Pubblicato il 17-01-2012


Con la tragedia della Costa Concordia incagliata sulle coste dell’Isola del Giglio, si abbatte l’ennesima problematica su un territorio di per sé molto delicato, anche perché fa parte del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano e del Santuario dei Cetacei, area naturale marina protetta d’interesse internazionale. Nel settembre 2011 Greenpeace ha rilevato sui fondali dell’isola una grande quantità di rifiuti: «Denunciammo il fatto che l’affluenza di turisti nel periodo estivo provocava il gettito in mare di rifiuti, da bottiglie di plastica a lavatrici – ha spiegato Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace – in quell’occasione abbiamo però anche avuto modo di ammirare la bellezza dei fondali, ora minacciati dalla nave incagliata».

Ancora in cerca di dispersi, i soccorritori devono fare i conti anche con il maltempo che crea notevoli disagi nonché problematiche legate allo spostamento della nave che continua a sprofondare.

DISASTRO AMBIENTALE – «É in essere un contratto con un’impresa olandese specializzata per rimuovere il carburante, manovra che richiederà almeno due settimane, se la nave non va a fondo – continua il direttore delle campagne di Greenpeace – per ora siamo fermi ad un impatto ‘meccanico’, il problema dovrebbe restare localizzato. Si rischia però la dispersione del combustibile che porta all’intossicazione di uccelli marini e della linea di costa. L’impatto fisico che si cerca di scongiurare consiste nella copertura, che porta il soffocamento e l’annegamento degli uccelli, e nell’inquinamento che, tramite l’ingestione di sostanze tossiche da parte della fauna, va ad inserire elementi nocivi nella catena alimentare, fino ad arrivare all’uomo. La nave stessa con i suoi materiali è un problema».

I CONTROLLI – La tragedia ha portato all’attenzione anche il problema del controllo sulla navigazione delle grandi navi, che troppo spesso si avvicinano pericolosamente alle coste. La normativa in merito c’è ed è dettagliata, il problema risultano essere i controlli: «Esiste un sistema di rilevazione delle navi, ma non c’è controllo – conclude Giannì – diversamente da quanto detto non esiste un metro quadro di mare protetto. Per l’area che appartiene al Santuario chiediamo misure di controllo per i trasporti e le manovre pericolose. Prima di questa tragedia avevamo progettato un tavolo tecnico, che ora non sappiamo quando ci sarà, per discutere la gestione del Santuario in quanto già ci sono stati altri episodi negativi, come a Livorno, dove sono state riversate in mare 40 tonnellate di sostanze tossiche. Bisognerebbe fare come si fa con le autostrade che vengono chiuse quando il flusso di macchine è elevato. Se ci fosse stata serietà nella tutela ambientale si sarebbe potuto prevenire il disastro».

TOUR DELLA TRAGEDIA – In questo momento in cui la priorità restano i dispersi, si iniziano tuttavia a fare previsioni sia sull’impatto ambientale che sull’influenza della tragedia sul turismo dell’isola, il cui principale introito è l’afflusso di villeggianti. «La popolazione può stare tranquilla – afferma Samantha Brizzi, presidente della pro loco dell’Isola del Giglio – questo evento non può pregiudicare la nostra posizione. Abbiamo prestato assistenza e aperto le nostre case. Se succede l’irreparabile possiamo solo alzare le mani. L’isola adesso è piena, e inondata di giornalisti. Magari ci sarà qualche curioso in più, un afflusso maggiore rispetto agli altri anni per la curiosità di vedere la nave. Mi auguro però che la gente non venga solo per soddisfare una curiosità morbosa».

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