lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Non è un paese per vecchi
Pubblicato il 13-01-2012


Quei rari esempi che ancora si riesce a vedere in giro, zampettano come tarantolati da una gamba all’altra, fanno strani avvitamenti e cercano nel loro orizzonte ottico una costruzione che non c’è: il Vespasiano, elemento architettonico cancellato dai moderni urbanisti (Hanno altro a cui pensare. La plebea urina? Puah!).

Per questo oramai “l’anziano che cazzeggia per le strade e staziona nei bar” è in via di estinzione. Ma erano belli, dai. Li vedevi sorvegliare i cantieri in tutte le parti della città, oppure a controllare incroci trafficatissimi, scambiando due parole con i vigili, che là erano obbligati a stare. Tra loro e la linea di confine tra cielo e terra, si stagliava il cappello in paglia della Landini Trattori. La divisa invernale di ordinanza comprendeva pantaloni neri di gabardine con piega e risvolto da far invidia ai camerieri italiani in Svizzera, camicia blu postino quasi normale e pulloverino damascato contrario alla convenzione di Ginevra. D’estate, immancabile era il sandalo con calzini bianchi e la maglietta della più desolata crasi cromatica (rintracciabile anche oggi nella sezione scampoli dei peggiori mercati rionali).

I discorsi che intavolavano con qualunque umano avesse avuto la sfiga di imbattercisi – scremati da concetti inattendibili come “i preti sono sicari della FBI” e “le suore vanno a letto con gli UFO” – , attingevano da improbabili suggestioni e inesistenti letture. Usavano salmodiare in maniera zen (pretendendo l’attenzione generale) su banalità agghiaccianti come il gol su calcio d’angolo di Chiarugi o il filotto perfetto che fece Tonio il Gessista non più tardi di 12 anni fa. Se si avanzava una timida critica, assumevano un atteggiamento estremamente ostile, e chiudevano il dialogo con il dogma “io ho fatto la guerra e tu no”.

Tipiche erano anche le rivistazioni grammaticali e sintattiche delle loro affermazioni. “Sono sceso a pisciare il cane” e “in bicicletta bisogna attraversare la strada smontati”, sono entrati prepotentemente nell’appendice del Devoto-Oli. Ma erano simpatici, dai. Ora sono scomparsi; hanno tolto loro due accessori indispensabili: le panchine e i Vespasiani. La iattura della prostata li costringerebbe a bere troppi caffè.

E poi, magari, la toilette è fuori servizio…

Aldo Boraschi

Giornalista - Faccia di culatello

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Commenti all'articolo
  1. in compenso hanno incentivato l’ipocrisia,l’egoismo…e l’arrivismo verso il nulla se non un biglietto della lotteria per la vita con dignità e libertà a chicchiere, un fraterno saluto al vespasiano servizio sociale ,dal Garofano forestiero Rosso

  2. Effettivamente è così, l’articolo descrive perfettamente la situazione: siamo una nazione ad alta percentuale di anziani ed abbiamo città da giovani atleti in perfetta forma. Qualcosa non quadra! Al problema di cui si tatta mi ero dato la risposta dei costi, in quanto avevo pensato che probabilmente esistono delle normative tali per cui i costi di un vespasiano “moderno” rendono impossibile la realizzazione di questi benedetti servizi che prima costellavano le nostre città. Ho cambiato idea! deve essere il fatto che l’amministratore dittadino non avvertiva questa esigenza a causa del suo spostarsi con altri mezzi (forse blu). comunque il problema c’è, mi dicono che a Monaco in Baviera ve ne è uno ogni poche centinaia di metri e sono pulitissimi! dunque la parolina magica è COPIARE ! per ritornare alle origini. Qua a Firenze stanno rifacendo la piazza San Jacopino e sotto 30 centimetri d’asfalto cosa ci sono ? Le rotaie del “tranvai” che fu dismesso a metà del secolo scorso; ora cosa è stato fatto ? la tranvia ! Ebbene dopo lunghi periodi di sconsideratezza si ritorna sui nostri passi usando tecnologie moderne. Spero che avvenga la stessa cosa anche per il benedetto vespasiano. Sto usando l’aggettivo “benedetto” in quanto ricordo di averli sentiti chiamare “confessionali” perchè si vedevano gli uomini che entravano… ed abbassavano lo sguardo come in segno di rispetto per il luogo. spesso tra noi ragazzi si usava dire “vado a benedire!” beh! i tempi son cambiati ma le necessità no

  3. Tutto Vero!
    e come potrebbe non esserlo.
    I vecchi come i bambini sono MERCE.
    Merce da usare e fino alla fine poter spremere.
    Merce da riempire di tutte le medicine possibili. Merce da usare per le sperimentazioni piu’ disparate e per creare occupazione.
    Questo potrebbe essere un aspetto importante data la mancanza di lavoro, ma ahimè non è così. Spesso difatti, prevale in tali rapporti, la mancanza quasi totale di empatia e compassione, che svalorizza del tutto l’aspetto occupazionale.

    E i cosiddetti giovani non sanno cosa si perdono. Quante cose si possono apprendere da un “libro vissuto” come solo un “Vecchio” può essere.
    Ma in fondo la verità è ancora piu’ cruda.
    Siamo un pò tutti ridotti a “limoni da spremere o spremuti” da un Six – Tema che per autoalimentarsi e conservarsi opera in tal senso.

    Mi chiedo: un giorno i limoni si sveglieranno?

    con affetto
    anna

  4. In nome della modernità nel nostro Paese sono stati compiuti i misfatti più assurdi. Ma è anche vero che c’è tutto un ripensamento che è indice di intelligenza. Così sono tornati, ad esempio, i tram ed i filobus. C’è speranza, quindi, che possano tornare anche i Vespasiani, il cui nobile inventore ebbe a dire: pecunia non olet…, ma non conosceva ancora l’olezzo di quelli delle città italiane…

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