domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Nuovo giro di valzer con l’Iran
Pubblicato il 25-01-2012


Dopo aver congelato i beni della Banca centrale iraniana e interrotto il commercio di oro, metalli preziosi e diamanti, Bruxelles ha chiuso anche i rubinetti del petrolio di Teheran: vietati nuovi accordi riguardanti greggio iraniano, prodotti petroliferi e petrolchimici, e a partire da luglio anche i contratti in essere verranno recisi. Con voto unanime, i 27 ministri degli esteri europei hanno aderito alla linea indicata dall’amministrazione dunque, nel tentativo di fermare la corsa verso l’arma atomica della Repubblica islamica.

L’IMPATTO IN ITALIA –  L’Agenzia dell’Energia Atomica (l’AIEA) minimizza: ci sarà tutto il tempo di trovare un greggio alternativo per coprire questo 6% del fabbisogno dell’Unione. Sul fronte europeo i Paesi più coinvolti sono proprio gli “economicamente deboli”: Italia, Spagna e Grecia, che da soli assorbivano quasi l’80% (circa 450mila barili al giorno) dell’import dall’Iran. Ma qual’é  lo spettro di greggi di qualità, cui le economie europee possono ora guardare? Il russo Ural è una riserva limitata; quello siriano è da mesi sotto embargo; l’approvvigionamento dalla Libia e dall’Iraq è reso insicuro dalla costante instabilità politica locale. Non resta che puntare sui sauditi e gli Emirati allora, sui quali si concentrano però anche le ambizioni di Ankara, da tempo intenzionata a prendere le distanze da Teheran. In Italia, il ministro degli Esteri Giulio Terzi si dice fiducioso: «Le sanzioni UE non avranno impatto negativo sull’economia». Di diverso avviso l’Unione Petrolifera italiana ela FederPetroli, che esprimono invece preoccupazione per la corsa alla diversificazione degli approvvigionamenti, per la perdita di un petrolio (e derivati) di alta qualità, e per il probabile aumento del prezzo del greggio sui mercati nei prossimi mesi.

PARTITA A SCACCHI – Dal canto suo, l’Iran è già tornato a minacciare la chiusura dello Stretto di Hormuz, nel Golfo Persico, che associata alle sanzioni rischia di far precipitare la già disastrata economia locale in un periodo di inflazione alle stelle e carenza di molti beni di consumo. Per tamponare l’emorragia causata dalla perdita del mercato europeo (il 20% dell’export del petrolio iraniano, che costituisce a sua volta l’80% degli introiti complessivi della nazione) Teheran cercherà probabilmente di incrementare l’export (a prezzo scontatissimo) verso Cina e India, contrari all’embargo come ad altre forme di condizionalità politica. La partita si gioca dunque sullo scacchiere asiatico e le pressioni USA, in piena campagna elettorale, non tardano ad arrivare. Per il momento Giappone e Corea del Nord sembrano solidali a Washington ela Cina – che ha dichiarato di opporsi allo sviluppo di armi nucleari iraniane, ma che rifiuta categoricamente la politica delle sanzioni sul commercio con Teheran – potrebbe dunque diventare sostanzialmente il vero ago della bilancia. Inoltre Russia, India, Cina, Giappone e Iran – insieme un mix di potenti produttori e consumatori di energia al mondo – sono già in stretti rapporti commerciali. A chi la prossima mossa?

Silvia Koch

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