sabato, 21 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Omicidio Rea, affrettato affidare la figlia ai nonni
Pubblicato il 11-01-2012


«È una sostituzione, un surrogato: c’è qualcosa che non va. La figura paterna a quell’età è imprescindibile”. Ne è convinto il professor Luigi de Maio, psicoterapeuta specializzato in neurologia e conduttore della trasmissione «Fantasticamente» su Radio2, riferendosi all’affidamento della piccola Vittoria Parolisi ai nonni materni. La cornice è ancora quella del delitto Rea, ma cambia il punto di vista. Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore attualmente detenuto nel carcere di Teramo con l’accusa di aver ucciso la moglie Melania lo scorso 18 aprile, vuole rivedere la figlia, la piccola Vittoria. Il giudice tutelare temporeggia, si gioca la carta dell’accertamento tecnico per valutare l’attuale stato psico-fisico della minore, e al padre viene negata ogni possibilità d’incontro. Intanto i nonni materni riescono ad ottenere l’affidamento della bambina: saranno loro a crescerla. Una decisione, secondo de Maio, «difficilmente condivisibile».

DANNI PSICOLOGICI – «A quell’età – dichiara lo psicoterapeuta – i danni derivanti da queste situazioni sono enormi. C’è la svalutazione della figura paterna, la perdita della madre, i familiari che non hanno preso posizioni: i punti fermi della bambina sono stati rimossi e bisognerebbe pian piano crearne di nuovi. Una bambina così piccola, senza questi punti di riferimento, è destinata a una vita difficile». I rischi sembrano perciò concreti, già oggi, per la piccola Vittoria. «I bambini di quell’età – prosegue de Maio – non sono sovrastrutturati come noi adulti: solitamente reagiscono a questo tipo di stress con attacchi d’ansia, insonnia, aggressività. Malesseri che, se non vengono presi per tempo, rischiano di trasformarsi in disturbi più complicati da gestire». Secondo de Maio, alla piccola è stata inferta una ferita non facilmente sanabile e che avrà grosse ripercussioni sul suo futuro. Un futuro che si prospetta già complicato. «Siamo nell’era di Internet – prosegue lo psicoterapeuta –  non si potrà nascondere: magari sarà anche ospite di vari talk show e verrà inevitabilmente strumentalizzata». Una strumentalizzazione che, stando a de Maio, è figlia di una malattia che sta consumando la società del nostro Paese: il «morbo dello spioncino».

BUCO DELLA SERRATURA – «Oggi in Italia c’è molta curiosità intorno ai gialli di questo tipo. Una curiosità – afferma – malsana, morbosa. Si cerca di spostare l’attenzione dello spettatore verso i dettagli meno significativi e più ‘di costume’ di questi delitti mostruosi. E si crea così nel cittadino questo bisogno di entrare in casa altrui, di spiarli dalla serratura. Questo purtroppo – conclude de Maio – significa che, per lasciare spazio a dettagli meno importanti, l’attenzione per la salute della bambina viene inevitabilmente sacrificata».

 

Raffaele d’Ettorre

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