giovedì, 26 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Paralimpiadi, scarsi i finanziamenti per i troppi pregiudizi
Pubblicato il 24-01-2012


L’appuntamento di Londra 2012, aperto anche agli agonisti portatori di handicap, si avvicina e torna a far discutere il tema delle paralimpiadi. La bella notizia è questa: a Cardiff, in Galles, in questi giorni si tiene la prima partecipazione a una gara internazionale di una delegazione ufficiale paralimpica della FIPE, Federazione Italiana Pesistica CONI. Le Paralimpiadi oltre ad essere foriere dello spirito olimpico di fratellanza tra i popoli e di rispetto sportivo sono anche un’occasione per far conoscere la realtà degli atleti diversamente abili. Realtà poco conosciuta a uno sport business modellato sulla perfezione del corpo, bellezza che spesso non guarda oltre determinati parametri. A tal proposito abbiamo sentito Matteo Cavagnini, atleta paralimpico, capitano della squadra azzurra di basket.

La diversità come potenzialità, quale la sua esperienza?
La mia esperienza è iniziata a 14 anni, dopo un incidente in motorino nel quale ho perso l’arto. Lo sport mi ha restituito la voglia di vivere e di mettermi in discussione.

Come è stata introdotto al mondo dello sport?
L’incontro è stato casuale, ma non poteva essere altrimenti: in Italia mancano le strutture sportive dedicate ai disabili, la mentalità purtroppo è arretrata da questo punto di vista. Lo sport dopo un trauma così forte non è solo voglia di rivalsa, ma viene ad essere occasione di reintegrazione in una società che purtroppo spesso non tiene conto di queste esigenze.

Come ci si confronta con i colleghi normodotati?
Il confronto è difficile, soprattutto perché gli atleti normodotati sono considerati professionisti, mentre noi rimaniamo comunque nella categoria dell’hobby.

Perché?
Perché c’è ancora una forte componente pregiudiziale, che non consente di avere finanziamenti tali da poterci definire professionisti. Una volta dismessa la maglia della Nazionale ognuno di noi torna al proprio lavoro.

Lei gioca grazie all’ausilio della carrozzella, qual è il suo rapporto che con questo strumento?
E’ stata dura accettarla. Accettare la carrozzella vuol dire accettare il proprio status quo.

I vostri diretti avversari per Londra 2012?
Sicuramente i turchi. Prima era la squadra spagnola il nostro principale avversario, mentre ora i turchi rappresentano un temuto rivale con il quale si è anche istaurata una sincera amicizia di spogliatoio.

Diletta Liberati

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