martedì, 20 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Pip, 3400 donne a rischio
Pubblicato il 27-01-2012


Ritocchi estetici sempre in primo piano. Soprattutto quando la polemica non è scatenata su fattori etici o estetici, ma su fatti di malasanità. E’ notizia di queste ore: il fondatore della società francese di protesi mammarie Pip, Jean-Claude Mas, è stato arrestato stamattina nel sud della Francia e si trova attualmente in stato di fermo. Fra le 400.000 e le 500.000 donne nel mondo sono portatrici delle protesi fabbricate dalla Pip. A tal proposito abbiamo sentito Nicolò Scuderi, titolare della cattedra di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

Quali i difetti di queste protesi ritirate dal mercato?

Le protesi sono risultate difettose perché contenenti un materiale non per uso medico. Il produttore ha inserito un silicone non idoneo a fini di lucro, con il risultato che le protesi tendono a rompersi facilmente.

Come è stato possibile far arrivare dal produttore al consumatore un prodotto scadente?

Il sistema è fallato, è difficile salvaguardarsi. Il produttore ha truffato.

Come?

L’imprenditore inizialmente ha prodotto le protesi con materiale idoneo ottenendo la certificazione, poi per ridurre i costi ha optato per un silicone non adatto.

Quante donne in Italia si sono ritrovate con le protesi incriminate?

Dal censimento del ministero competente i casi riscontrati si attestano attorno a 3400 circa.

Il caso ha portato un calo della richiesta?

Sicuramente il caso di cronaca ha destato preoccupazioni, abbiamo ricevuto telefonate di donne preoccupate. Per quanto riguarda il calo di richiesta è presto per dirlo.

Lei ha utilizzato queste protesi?

Personalmente, no. Ho però operato una donna per la rimozione.

Chi paga questa sostituzione?

L’Asl di riferimento.

Quali sono i rischi per la salute delle pazienti?

Questo tipo di silicone può provocare irritazione. La protesi è costituita da un guscio siliconico esterno nel quale è contenuto del silicone più morbido. Quest’ultimo può provocare irritazione cutanea nelle zone più prossime alla mammella, l’ascella per esempio.

Come fa il paziente a tutelarsi?

Nelle cartella clinica è obbligatorio allegare il tagliandino di riconoscimento del dispositivo utilizzato, documento che la paziente può richiedere in copia. Inoltre ogni vero professionista dovrebbe allegare alla suddetta cartella l’elenco del materiale utilizzato durante l’intervento.

Diletta Liberati

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