giovedì, 19 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Precariato al femminile, la risposta è in rete
Pubblicato il 06-01-2012


Donne, figli e lavoro. Un equilibrio da sempre precario che negli ultimi anni sta acquisendo sempre più forza grazie al web. Contro forme più o meno striscianti di maschilismo, è in rete che le donne si appropriano di quegli spazi altrimenti negati, è nel mare magnum del 2.0 che cresce  l’emancipazione in rosa. Il blog si consacra come un’alternativa di condivisione veloce e alla portata di tutte.

GGD – Un esempio chiaro viene dall’oltremanica. Sara Blow, software engineer inglese, stanca di ritrovarsi in compagnia di poche altre donne ai meeting di lavoro e di essere scambiata per un’addetta del business unit o del marketing, nel 2005 decide di creare un blog per donne che lavorano a contatto con i software e con il mondo dei media in generale. Ecco l’idea di dare vita al fenomeno del Girl Greek Dinner (http://www.girlgeekdinnersroma.com/), incontri per sole donne con partecipazione maschile limitata all’ospite occasionale, con l’obiettivo di “dare voce alle giovani che lavorano con i media digitali, che sono impegnate in piccole imprese” come racconta Paola Santoro, referente per i GGD di Roma. “Organizziamo i meeting – continua Paola Santoro – scegliendo un tema tramite monitoraggio della rete, andando a selezionare gli argomenti di tendenza e i casi femminili di successo o di particolare rilevanza. Per esempio nell’ultimo incontro abbiamo trattato lo storytelling dando voce a varie esperienze di ricercatrici universitarie e di piccole imprenditrici”.

DONNE MANAGER – Altra esperienza rilevante è quella di Donne Manager (http://donne.manageritalia.it/), blog ideato da lavoratrici sia autonome che dipendenti, tra i trentacinque e i quarant’anni, sorto nel 2007 in collaborazione con manageritalia.it. “Il nostro obiettivo? La parità dei diritti uomo-donna perché pensiamo sia un bisogno fondamentale legato alla crescita economica, ma anche sociale” racconta Enrico Pedretti, un uomo – non a caso – nel ruolo di responsabile del blog. “Va migliorato il ruolo della donna all’interno della coppia che spesso – sottolinea Pedretti – viene a essere considerato un impedimento per lo sviluppo professionale della lavoratrice. L’Italia non può esimersi da perseguire il diritto alla parità di genere”.

WORKING MOTHERS ITALY – E quando l’ostacolo maggiore per l’accesso al lavoro si chiama maternità? Niente paura: in rete ci sono le blogger di Working Mothers Italy (http://www.workingmothersitaly.com/), associazione impegnata nella difesa delle madri lavoratrici. Come riferisce la presidente Maria Cimarelli: “abbiamo sostenuto la legge per il congedo parentale di paternità, la norma è stata approvata dall’Unione Europea, ma ancora non viene ratificata dal parlamento italiano. Per noi una nuova sfida”.

“Le utenti tramite il blog – continua Cimarelli sul ruolo del portale – ricevono sostegno anche reciproco in particolar modo nel periodo della maternità che per la donna rappresenta un blocco lavorativo nei migliori dei casi, fino ad arrivare a estreme conseguenze quale il mobbing. Le lavoratrici tramite la rete riescono a esternare più facilmente fatti non confidati altrove”. L’intento comune resta la sempre maggiore valutazione della donna. La rete come mezzo informativo e propositivo viene a essere lo spazio privilegiato non solo per condividere passioni, ma anche per ottenere velocemente risultati altrove negati.

Diletta Liberati

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Commenti all'articolo
  1. Ciao Diletta,
    questo argomento mi è più che mai familiare, visto l’esperienza di mia figlia, che con la prima bambina ha subito un vero e proprio mobbing e con la seconda quasi un blocco lavorativo. Adesso sembra che si stia inserendo come tutor in una scuola on line, cosa più che mai utile visto la necessità di conciliare lavoro e vita familiare. Comunque l’essere madre in Italia sembra essere una colpa ahimè!!!, i figli devono essere “nascosti”,mentre sentivo in una trasmissione televisiva che in altre nazioni del nord europa, ci sono incitivi per fare figli e le donne esibiscono sul posto di lavoro anche con delle semplici foto i propri pargoli. In Italia purtroppo si rema contro la famiglia, non ci sono aiuti e diventano punto cardinale i nonni, te lo dice uno che lo fa a tempo pieno!!!!

  2. E io invece continuo a non capire che diavolo c’entra la lotta alla discriminazione con la proposta di una contro-discriminazione anti-uomo, come quella di gruppi per sole donne eccetera eccetera. C’è qualcosa che non quadra, la puzza di una truffa vestità di parità. Come se poi i problemi li avessero solo le donne … Vogliamo parlare di padri separati? Come mai quelli in questa discussione bilaterale donna-figlio non ci stanno? Ma guarda un po’ che strano.

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