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Opinioni e commenti
 

Quando per i “media” faziosi Berlinguer era un’ icona morale e Craxi un “criminale matricolato”
Pubblicato il 31-01-2012


Nel  recente animato dibattito sui “costi della politica” è spesso riemerso il nome del segretario Pci Enrico Berlinguer come primo promotore –fin dagli anni ’70- della “questione morale”. Quella di Berlinguer fu in realtà una classica polemica politica: come ha argomentato il sociologo Francesco Alberoni nel suo saggio “Valori” (ed. Rizzoli, 1993) “la lotta politica è praticamente quasi tutta combattuta con accuse di immoralità”. Infatti dal Pci non potevano provenire rilievi morali di sorta. Il Pci (e poi il Pds/Ds, fino a sconfinare nell’attuale Pd) è stato il ricettacolo più ampio di finanziamenti illeciti della politica. Ricettacolo illecito per quanto riguarda i soldi provenienti da Mosca (si veda il libro basilare per memorie dirette di Gianni Cervetti –capo dell’organizzazione comunista durante la segreteria berlingueriana- “L’oro di Mosca”, ed. Baldini&Castoldi, 1993): un paese straniero avversario dell’Italia finanziava in maniera illecita la politica di un partito italiano, influenzando in maniera assolutamente incostituzionale la nostra dialettica istituzionale. Ricettacolo illecito –in secondo luogo- per quanto riguarda i soldi trasmessi attraverso il sistema Coop e Unipol, di cui abbiamo visto gli ultimi bagliori dopo l’eclatante caso dell’ex presidente Unipol, Consorte, e con la vicenda di Filippo Penati, già presidente della Provincia di Milano e sindaco di Sesto S.Giovanni, da cui appunto si è mediaticamente manifestato il “metodo Sesto S.Giovanni”, paradigma di un più esteso –ma infinitamente meno “indagato”- finanziamento del sistema comunista e post-comunista italico, paradigma svelato solo ora con immenso ritardo dalla magistratura.
Scrive al proposito l’insospettabile prof. Michele Salvati, intellettuale vicino al Pd: “ La ‘diversità’ del vecchio Pci evocata da Berlinguer si riferiva all’onestà personale e alla devozione dei militanti e dei funzionari al loro partito, non alla loro osservanza della legge e delle regole di uno stato liberdemocratico: in tasca loro non doveva restare nulla,ma tutto ciò che serviva per rafforzare ed estendere l’influenza del partito –dalle tangenti alle nomine- non trovava ostacoli nella ‘superiorità etica’ del Pci” (cfr. M. Salvati, inCorriere della Sera del 6.8.2011, p.13). Tuttavia la ‘vulgata’ dei moralisti mendaci che hanno prodotto l’operazione ‘Mani Pulite’ degli anni ’90, ha ‘salvato’ il Pci/Pds/Ds fino a giungere al Pd  a cui non a caso si riferisce il citato articolo di Salvati intitolato significativamente “La corruzione e gli argomenti del Pd”) e ‘sommerso’ invece per finanziamenti illeciti i partiti laici e cattolici di centro-sinistra. E quest’ultimi -oltre ad aver tenuto un rapporto più leale con lo Stato e la Costituzione repubblicana, senza flirtare con Stati avversari che traevano i finanziamenti passati al Pci da uno spietato trattamento riservato ai loro popoli –  dal punto di vista morale personale dei loro militanti e dirigenti si comportarono con la stessa dignità dei militanti comunisti evocati dal prof. Salvati. Agli increduli -che possono riferirsi a specifiche situazioni personali davvero inaccettabili che pur sono emerse sia a proposito di esponenti dei partiti del centro-sinistra pentapartitico sia di taluni comunisti-  va rammentato l’esempio emblematico del segretario socialista Craxi, a proposito del quale il vicecapo della Procura di Milano, Gerardo D’Ambrosio (poi diventato parlamentare Ds e Pd) sentenziò: “La molla di Craxi non era l’arricchimento personale, ma la politica” (dichiarazione del 23.2.1996). Eppure per i media faziosi, mentre Berlinguer poteva essere un’ icona morale, Craxi doveva per forza essere un “criminale matricolato”.
Certamente la Storia si incaricherà di mettere le caselle a posto, guardando anche  ai casi riferibili agli illeciti degli eredi del Pci. Non ci sono solo i casi Unipol e Sesto S. Giovanni tra quelli che la discrezionalità e parzialità dell’azione penale ha fatto solo intravedere in questi anni. C’è una denuncia del prof. Galli della Loggia sul Corriere della Sera del 31 luglio 2011: “Perché insistere a chiedere all’ onorevole Bersani risposte sincere ed esaurienti sui gravissimi sospetti di corruzione che da settimane colpiscono il Pd? Perché correre il rischio di sembrare di avercela per partito preso con la sinistra, quasi che così si volesse fare un favore alla destra? Perché attirarsi l’ accusa di essere al servizio niente di meno che di una «macchina del fango» rivolta contro l’ opposizione? Una prima risposta a chi si facesse queste domande (e temo che l’ onorevole Bersani sia tra questi) la fornisce il Fatto di ieri: un giornale con il quale spesso si è costretti a non essere d’ accordo ma al quale va riconosciuta una notevole indipendenza politica. Ebbene, sulFatto di ieri Ferruccio Sansa – un giornalista che è a sinistra e ha lavorato al Messaggero, a Repubblica , al Secolo XIX – racconta con abbondanza di particolari come per esperienza personale «chi tocca il centrosinistra muore»: e cioè che «i fastidi che (gli) hanno procurato le inchieste sul centrosinistra non hanno eguali» rispetto a quelle sul centrodestra, dove per «fastidi» si devono intendere «le calunnie, gli insulti, le telefonate a direttori ed editori» che le suddette inchieste gli hanno attirato in un ambiente come quello di Genova, pesantemente e capillarmente dominato dalla macchina politico-burocratica del Pd. Ecco, fuori dai diffusi opportunismi e dai riguardi malriposti questa è l’ Italia vera, quella descritta da Sansa: come sa bene chiunque conosca il Paese, le sue città, i suoi ambienti e le pratiche abituali con cui viene governato.”
Dunque proprio questa è “La pozzanghera del malaffare” -titolo dell’articolo di Galli della Loggia- nella quale si muovono quelli che ora si sono appropriati della qualifica di rappresentanti del «centrosinistra», insomma gli eredi di Berlinguer e della sua “questione morale”, finta e fittizia fin da principio.   

Nicola Zoller

Segretario Psi del Trentino-Alto Adige

 

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Commenti all'articolo
  1. Condivido il contenuto delle considerazioni del compagno Zoller, con la cosidetta “tangentopoli” si volle togliere dal contesto politico il PSI. Si è perseguito il disegno di fare tabula rasa del partito, che nella sinistra faceva della dialettica interna la ricerca della linea politica. Il clina del nostro dibattito nella sezioni era quello della libertà, pieno di tensioni, ma ingrado formare la coscienza critica, che la particella su cui si basa la democrazia.

  2. Sono un iscritto Pd, ex Ds,under 35. Guardo con molto interesse e rispetto alla storia socialista, non credo ai giudizi a senso unico su Craxi.
    Però questo articolo(vi seguo con molta attenzione dalla vostra prima pubblicazione on line)fa torto alla vostra storia gloriosa: assodato che vi sentite(a torto ma più probabilmente a ragione)vittime di un eccesso di spettacolarizzazione della giustizia, ormai sono passati anni. Non sarebbe il momento giusto per evidenziare quali furono i limiti e gli errori, con quella lucidità ed indipendenza di analisi propria del migliore socialismo?
    Grazie per l’attenzione

  3. Da che pulpito viene la predica, da una persona iscritta al PD?
    I compagni se si possono chiamare ancora compagni ex PCI facevano autocritica a crimini già avvenuti, gli esempi da fare sono molti, iniziando dal nascondere il massacro eseguito dai cosidetti Titini contro persone inermi, Ungheria, Cecoslovacchia e non mi dilungo. Ritornando al nostro paese il PCI di Berlinguer fu di una arroganza inaudita contro il Compagno Craxi e contro tutto il PSI. Ricordo come fosse oggi le monetine lanciate contro il nostro segretario Craxi all’uscita dell’Ohtel Rhafael e la caccia nei mesi successivi al Socialista. Noi Socialisti eravamo diventati il male assoluto e nessuno di voi ex PCI mosse un dito per difenderci,o per una parola gentile.Nella storia del ventesimo secolo episodi di odio vostro nei nostri confronti furono ricorrenti da subito dopo la sissione di Livorno.
    Ma a diferenza di voi ed altri noi Socialisti non riserviamo rancore, odio, disprezzo, perchè siamo differenti. Perchè nella nostra storia siamo sempre stati tolleranti, libertari, democratici, riformismisti.Ma il tempo è galantuomo e la verità finalmente arriverà a darà giustifia ai Socialisti.

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