sabato, 21 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Quanto ci «Costa» questa crociera?
Pubblicato il 18-01-2012


Una tragedia di proporzioni gigantesche, non solo per il numero delle vittime – che rischia di salire man mano che passano le ore – ma anche dal punto di vista economico. Difficile quantificare l’entità esatta dei danni per il naufragio della nave da crociera Costa Concordia, arenata davanti all’isola del Giglio dal 13 gennaio. Sembrano inevitabili, poi, pesanti ripercussioni per il settore della crocieristica, che già nel 2011 – secondo le stime di Federviaggi – ha visto per la prima volta in dieci anni arrestarsi una crescita che sembrava ininterrotta (+163% di passeggeri ospitati sulle rotte europee).

DANNI DIRETTI – Dal punto di vista dei danni diretti, Costa Concordia, realizzata nello stabilimento Fincantieri di Genova e inaugurata nel 2006, è costata all’armatore 450 milioni di euro. Finiti in fumo con il naufragio, anche se la società conta di recuperare, almeno in parte, il relitto. Ad assumersi i costi collaterali del disastro saranno invece le compagnie assicurative. Costa Crociere fa parte della flotta Carnival, la quale si è affidata per la copertura assicurativa al broker Aon. Non ci sono notizie certe sulle 12 compagnie titolari della polizza sulla nave – una di loro è Generali – ma si sa di sicuro che dovranno rifondere un prezzo pari al valore dell’imbarcazione, se non verrà riportata a galla o se i costi di recupero saranno superiori.

ASSICURAZIONE – Poi c’è la copertura riservata ai passeggeri e all’equipaggio, la cosiddetta P&I (Protection&Indemnity), che dovrebbe ammontare a circa 2,4 miliardi di euro. Il grosso della somma dovrebbe andare ai feriti e alle famiglie delle vittime, ma anche chi ha perso bagagli e oggetti personali può chiedere il risarcimento. Avendo cura, però, di presentare la domanda entro dieci giorni, pena la decadenza della richiesta.

INDENNIZZI – Non solo: bisognerà ovviamente dimostrare di aver perso i propri beni in seguito a una «negligenza», perché la motivazione «fortuita» – soprattutto per il risarcimento dei danni per la vacanza rovinata – esclude i rimborsi. In questo caso, però, la negligenza sembra evidente.
Un capitolo a parte meritano le oltre seimila opere d’arte contemporanea, tra copie e originali, che si trovano a bordo della nave: bisognerà verificare l’entità dei danni e stabilire di conseguenza le coperture previste.

STIMA DANNI – Secondo il presidente e amministratore delegato di Costa Crociere, Pierluigi Foschi, «il danno diretto dall’incidente di Costa Concordia ha una prima quantificazione in 93 milioni di dollari», esclusi ulteriori costi ancora non quantificabili.

BORSA DI LONDRA – L’onda lunga della tragedia del Giglio è arrivata fino alla Borsa di Londra, dove lunedì 16 gennaio – il primo giorno di contrattazioni dopo il naufragio – il titolo della Carnival ha chiuso la seduta in calo del 16,4%. La società teme che l’impatto dell’incidente sui profitti possa essere compreso tra 11 e 12 centesimi di dollaro ad azione, cioè tra gli 85 e i 95 milioni di dollari, su un utile stimato dagli analisti di 2,70 dollari ad azione.

IL SETTORE – Tutte da verificare, infine, le ripercussioni a lungo termine sull’andamento del settore. Al momento sembra che la maggior parte dei turisti che avevano prenotato una crociera nei prossimi mesi abbia confermato: ma bisognerà guardare le vendite nei prossimi mesi. Per scongiurare conseguenze deleterie per il comparto delle crociere, è sceso in campo anche l’Enit, l’ente del turismo italiano, che ha deciso di partecipare al Seatrade cruise and shipping convention, in programma a Miami dal 12 al 15 marzo, per rilanciare l’immagine di elevata qualità dell’offerta crocieristica italiana. Altrimenti,la Costa Concordia rischia di trascinare a fondo le sorti di un’industria strategica per il turismo nel nostro Paese.

Chiara Merico

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