mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Que no toquen Mourinho!
Pubblicato il 25-01-2012


Calcisticamente parlando, Italia e Spagna fanno parte di due continenti diversi. Noi con la bacheca piena di mondiali, loro con la squadra di club più osannata del momento (il Barça) e il club del secolo scorso (il Real). Gli spagnoli a stento ci sopportano e noi, sottosotto, siamo un po’ gelosi del loro successo. Diciamolo, la maggior parte del calcio italiano vorrebbe essere un po’ spagnola. Mentre in Spagna, quando si parla di “los italiani, el calcio, los tifosis” si usa sempre una nota di disprezzo. Eppure, c’è una cosa in cui loro non riescono proprio a distinguersi da noi.
Alfredo Relaño (giornalista di AS e tifoso del Real – lì sono tutti apertamente schierati) titolava nella sua rubrica di opinioni “Mourinho tiene vocación de Schettino” (Mourinho ha la vocazione di Schettino) perché – notizia, opinione o solo speranza – Mou sta per abbandonare la nave madridista. Tralasciamo il pessimo gusto (e se vogliamo la sfumatura razzista) dell’affermazione e andiamo subito al punto.

Quando stavo a Barcelona da un lato c’erano Rijkaard e Ronaldinho dall’altro Capello e Cannavaro. Tutti erano contro il Real: in Catalunya e nel resto del paese. Poi sappiamo com’è finita. Pensavo, all’epoca, che il problema fosse un Real troppo “italiano”. Sono un paese nazionalista, mi dicevo, non sopportano l’idea che un italiano trionfi a casa loro. Adesso c’è Mourinho: non sopportano nemmeno lui. È portoghese, mi direte, ed è antipatico. Il problema, a mio modesto parere, non è questo. Anche in Italia nessuno lo sopportava. Giornalisti col mitra spianato ad aspettare che Mou fallisse, che perdesse o almeno che piegasse la testa. Ancora una volta, sappiamo come è finita.

La stampa italiana, come quella spagnola, accetta solo gli atteggiamenti alla Guardiola (allenatore superbo, eh…). Un po’ passivi, un po’ sottomessi, un po’ neutrali. Vogliono gente che resta a capo chino e non protesta mai. Fateci caso, qui da noi chi replica ha sempre torto. E la volta successiva paga il conto. Anche lì in Spagna, non a caso, un tipo come Capello, proprio non riuscivano a digerirlo. Capirai, uno che mette Raul in panca e Guti in tribuna… Allora giù a criticarne il calcio, lo stile persino l’educazione.

E non fanno lo stesso con Mourinho? Qui come in Spagna. Ecco quello che – loro malgrado – li accomuna a noi: il tremendo, mortificante, diffuso conformismo.
Qui in Italia abbiamo ricevuto una bella lezione (e non è detto che l’abbiamo appresa, eh…) in Spagna ancora no: perciò cari spagnoli, lasciate stare Mourinho. Non vi conviene.

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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