lunedì, 23 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Rapito cooperante italiano in Pakistan
Pubblicato il 20-01-2012


Lavoravano presso una ong tedesca, la Welt Hunger Hilfe (Aiuto alla fame nel mondo) i due cooperanti, uno dei quali italiano, rapiti ieri sera nel Punjab pachistano, a Qasim Bela. Giovanni Lo Porto, palermitano, 36 anni, era tornato in Pakistan da pochi mesi e stava lavorando con il collega olandese, Bernard Joahnnes, 45 anni, ad alcuni progetti di ricostruzione nel Punjab meridionale, una zona colpita lo scorso anno da forti inondazioni.

DINAMICA DEL RAPIMENTO – Stando alle dichiarazioni del capo della polizia di Multan, Aamir Zulfiqar Khan, quattro uomini mascherati e armati avrebbero fatto irruzione nel campo dell’ong su un fuoristrada, intorno alle 20 ora locale. «Hanno ferito le guardie private pachistane con il calcio dei fucili e in pochi minuti sono fuggiti via con i due ostaggi», ha spiegato l’ufficiale, citando un testimone che avrebbe assistito alla scena. Tre di loro sarebbero entrati nell’ufficio, avrebbero condotto fuori i due cooperanti e, dopo averli denudati,  li avrebbero fatti salire sul mezzo per poi ripartire. In seguito i rapitori avrebbero fatto indossare ai due sequestrati lo shalwar kameez, un vestito tradizionale pakistano. Secondo la polizia, il motivo del cambio d’abito è dato dalla possibilità che nei vestiti dei due cooperanti ci fossero dispositivi di tracciamento, che avrebbero potuto facilmente condurre gli agenti al covo dei rapitori.

CACCIA APERTA – Le forze di sicurezza pachistane sono impegnate in queste ore nella ricerca di una qualunque pista che porti ai rapitori, che per ora si ritiene siano di numero non inferiore a quattro. La loro intenzione, stando a quanto dichiarato dall’Ispettore Generale dei Frontier Corps, è quella di «prendere di mira gli stranieri con l’intenzione di ottenere un riscatto in dollari». Secondo le prime ricostruzioni, sembra che gli uomini armati avessero ricevuto informazioni da una talpa interna all’organizzazione.

FARNESINA ATTIVA, MA CON RISERBO – Si è già attivata intanto anche l’Unità di Crisi della Farnesina. Dopo aver confermato il rapimento dell’italiano, ha aggiunto in una nota che ha immediatamente attivato tutti i canali utili per seguire da vicino la vicenda e promuoverne la soluzione. «Il ministro Terzi – continua la nota ministeriale – ha chiesto di essere costantemente informato sugli sviluppi del caso. Analogamente alla condotta tenuta in passato per analoghi casi, ci si atterrà ad una linea di riserbo, per la quale ci si appella alla collaborazione degli organi di informazione allo scopo di non compromettere gli sforzi per giungere alla liberazione del nostro connazionale», conclude il ministero, sottolineando che è stato aperto un canale di comunicazione preferenziale con la famiglia del rapito.

IL SILENZIO DELLA FAMIGLIA – La famiglia di Giovanni preferisce non parlare, nella speranza che il silenzio possa agevolare le trattative per il rilascio. Davanti al portone di casa Lo Porto, a Palermo, staziona da ieri sera una pattuglia dei Carabinieri. Il padre Vito attualmente lavora a Pistoia, insieme ad uno dei figli. Giovanni, laurea e master in Inghilterra, avrebbe parlato con la madre Giuseppa alcuni giorni fa, prima che arrivasse nel distretto di Multan, dove è stato rapito.

Raffaele D’Ettorre

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