martedì, 17 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Rapporto Eurispes 2012: necessario ritornare alla buona politica
Pubblicato il 26-01-2012


Sostenibilità sociale, mercato del lavoro, rapporto tra religioni e società, democratizzazione del mondo dei media: questi i punti focali del Rapporto Italia 2012 dell’Eurispes, presentato questa mattina nella sala conferenze della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. «Il Paese sociali – ha dichiarato Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes – vive un generale senso di depressione che attraversa tutte le classi. I poveri perché vedono allontanarsi la possibilità di migliorare la loro situazione economica, i ceti medi perché hanno paura di una progressiva proletarizzazione, i ricchi perché si sentono criminalizzati e hanno persino timore di mostrare il proprio status».

PIL DELLA FELICITÀ – In questo periodo di crisi, in cui il nostro Paese è guidato dai professori, con una conseguente sospensione della democrazia, il riferimento allo stato allarmato della popolazione è il filo conduttore dello studio Eurispes. Elio Cardinale, sottosegretario alla Salute, è intervenuto alla presentazione del rapporto sostenendo che «bisognerebbe parlare di Pil della felicità, non solo di Pil economico» in quanto in questo periodo non è importante solo quanti soldi hanno in tasca gli italiani, ma anche quanto sono sereni.

EXIT STRATEGY – Per uscire dalla crisi, secondo l’Eurispes, occorre una generale presa di coscienza e la rottura di quel patto di complicità che blocca la società italiana. «La nostra classe dirigente – prosegue Fara – tiene in ostaggio la società. Le varie categorie vivono come i separati in casa: ognuno pensa solo a sé stesso, con l’assenso dell’altro».

L’ATTACCO – L’attacco del presidente Eurispes alla classe dirigente italiana è ampio: dai sindacalisti che «fanno i proletari a parole, ma sono radical chic nei fatti», ai magistrati che «sbagliano, ma hanno il vantaggio di non dover rispondere a nessuno», passando per gli operatori dell’informazione «talvolta troppo ligi e proni al potere». In conclusione l’istituto di ricerca, che quest’anno festeggia i 30 anni dalla creazione, auspica il rapido ritorno di una buona politica che sappia assicurare al Paese il futuro che merita, con la speranza, quasi la richiesta, che la politica stessa possa fare tesoro delle analisi contenute nel rapporto.

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Commenti all'articolo
  1. Si usa, di solito, fare di ogni erba un fascio: venni deriso quando, essendo vice segretario della sezione del psi(montecchio emilia) distribui la prima ipotesi dello statuto dei lavoratori. Ieri come oggi, si pensa al solo mero rivendicazionismo, con la testa rivolta al passato. La cultura di chi ieri mi derideva,oggi, difende lo statuto senza pensare ai cabiamenti strutturali della attuale società, e alla, inderogabile, necessita, di collacare la difesa del lavoro nel puntuale aggiornamento di ogni profilo professionale. E’ su questo profilo che si gioca il ruolo e occorre dispegare il ruolo della classe lavoratrice.

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