martedì, 18 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Referendum elettorale: la Consulta boccia i due questiti
Pubblicato il 12-01-2012


Due no dal palazzo della Consulta ai referendum: i giudici della Corte Costituzionale hanno dichiarato inammissibili tutti e due i quesiti referendari relativi alla abrogazione, totale o in alcune parti, della legge elettorale attualmente in vigore. Si moltiplicano di minuto in minuto le polemiche  sulla decisione tanto attesa. In primis quella tra il Capo dello Stato Giorgio Napolitano e il leader dell’Idv Antonio Di Pietro.

NAPOLITANO – Negli ambienti del Quirinale si rileva che «parlare della sentenza odierna della Corte Costituzionale, come qualche esponente politico ha fatto (il riferimento è Antonio Di Pietro n.d.r.) di ‘una scelta adottata per fare un piacere al Capo dello Stato è una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale». Sembra che il commento del Quirinale si riferisca in particolare alle dichiarazioni di Antonio Di Pietro che, commentando la decisione della Consulta di non ammettere i referendum, fra l’altro ha detto che questa decisione «non ha nulla di giuridico, di costituzionale ma è politica, per fare un piacere al Capo dello Stato, alle forze politiche e alla maggioranza trasversale e inciucista del Parlamento». Il leader dell’Idv ha inoltre definito la sentenza della Corte Costituzionale «una volgarità che rischia di trasformarci a breve in un regime, se non viene fermato dal popolo al più presto con le elezioni».

NENCINI – «E’ quanto mai urgente cambiare l’attuale legge elettorale e la via maestra è il voto di preferenza». Lo afferma Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi. «Basta con deputati e senatori nominati direttamente dai partiti – aggiunge il Segretario – i cittadini devono poter avere il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento».  «Quando Di Pietro si scaglia contro le massime cariche dello Stato – conclude Nencini – conferma di essere in perenne opposizione con se stesso e di non saper perdere».

MORRONE – «Leggeremo le motivazioni. Per quanto riguarda il merito no comment». E’ quanto dichiara in esclusiva all’Avanti! Andrea Morrone, Presidente e coordinatore del Comitato per Referendum sulla legge elettorale. «Voglio fare due valutazioni – continua il professore di Diritto Costituzionale all’Università di Bologna – la prima: abbiamo intrapresa l’iniziativa perché doverosa per una legge insopportabile; l’altra, in politica le battaglie si intraprendono non perché si conosce già il risultato, ma per la giustezza della posizione. Con noi ci hanno creduto più di un milione di cittadini. Non è né la prima né l’ultima battaglia per la democrazia dell’alternanza. In ogni caso – conclude Morrone – questa decisione blocca come un macigno il processo riformatore della legge elettorale».

BERSANI – «Chi come noi ha dato un aiuto decisivo alla raccolta di firme, non può certo gioire per la decisione della Consulta ma la rispettiamo. Adesso tocca al Parlamento agire e noi da domani siamo impegnatissimi a cambiare il porcellum». Così Pier Luigi Bersani commenta la sentenza della Consulta.

DI LELLO – «Sulla decisione della consulta si può dire tutto e il contrario di tutto meno che si tratti di una sorpresa». E’ il commento di Marco Di Lello, coordinatore della segreteria del PSI. «Fin dall’inizio – prosegue Di Lello – avevamo espresso la convinzione, fondata su una conoscenza appena scolastica del diritto, che i due quesiti non avessero alcun fondamento giuridico e che era impossibile ripristinare una legge attraverso l’abolizione di quella esistente o parti di essa. E così è stato. Ci dispiace che un milione e duecentomila elettori siano stati illusi da questo miraggio, ma ci dispiacerebbe ancora di più se questa decisione divenisse un alibi e tra i partiti prevalesse ora la voglia di non cambiare nulla perché questo significherebbe davvero – conclude l’esponente socialista – il più totale disinteresse nei confronti dell’opinione della stragrande maggioranza degli italiani».

REGUZZONI – «Prendo atto della decisione della Consulta sul refendum elettorale. La riforma non è una priorità e non credo che il governo Monti l’abbia messo al centro della sua agenda». Lo ha detto il capogruppo della Lega alla Camera Marco Reguzzoni, parlando a Montecitorio.

Il Segretario Nazionale del Partito Liberale Italiano Stefano de Luca ha accolto «con stupore» la notizia della sentenza della Corte Costituzionale, che «ha respinto la plebiscitaria richiesta popolare di abrogazione dell’attuale legge elettorale, negando agli elettori il diritto di scegliere i propri eletti». «Per la prima volta nella storia della Repubblica, la Corte Costituzionale – si legge in una dichiarazione – ha assunto una decisione palesemente influenzata dai tre maggiori Partiti italiani rappresentati in Parlamento, tutti schierati contro il Referendum. Il PLI vigilerà, perché allo scippo odierno non segua una finta riforma che darebbe la sensazione di un cambiamento per non cambiare realmente nulla».

DI PIETRO – «L’Italia si sta avviando lentamente verso una rischiosa deriva antidemocratica: manca solo l’olio di ricino». Così il leader dell’Idv Antonio Di Pietro commenta la bocciatura dei referendum da parte della Consulta. «Non c’è differenza con i vecchi regimi dei paesi dell’Est» aggiunge Di Pietro ricordando che «è nato un governo che doveva servire all’emergenza ma ora sono tutti d’accordo che duri fino al 2013, e senza che gli elettori si possano esprimere su quali devono essere i loro rappresentanti». Per il leader dell’Idv «è stato stravolto il principio democratico dell’alternanza tra due poli, uno di centro destra e uno di centro sinistra. E oggi – conclude – la Corte è arrivata addirittura al punto di impedire al popolo italiano di esprimersi sulla legge elettorale che vuole».

SEGNI – «Questa è una sentenza politica e non giuridica. La Corte si è fatta spingere da forti pressioni politiche. Vedrò quali motivazioni giuridiche ci possano essere, staremo a vedere. È un giorno triste, io sono addolorato perché questa era una soluzione al problema di quella legge schifosa che è il porcellum. L’Italia ha perso l’occasione per sbarazzarsi di una delle sue peggiori leggi. Tra qualche giorno tutti parleranno di altro e la legge elettorale verrà rimandata all’anno prossimo prima delle elezioni». È questo il commento di Mario Segni alla sentenza della Corte Costituzionale sul referendum sulla legge elettorale.

I giudici costituzionali sono rimasti chiusi in camera di consiglio per oltre nove ore. La riunione era infatti iniziata ieri mattina attorno alle 11.30, subito dopo l’audizione a palazzo della Consulta dei rappresentanti legali del Comitato promotore referendario, rappresentato dagli avvocati Alessandro Pace, Vincenzo Palumbo, Federico Sorrentino e Nicolò Lipari. La seduta, sospesa verso le 13.30 era poi ripresa nel pomeriggio dopo le 15 per chiudersi alle 19 ed essere aggiornata a questa mattina alle 9.30. La decisione dei 15 giudici della Corte Costituzionale, presieduta da Alfonso Quaranta con Sabino Cassese in qualità di giudice relatore, è quindi stata presa verso le 12.30 per un totale di circa 9 ore di camera di consiglio.

 

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