lunedì, 23 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Referendum legge elettorale, Corte dubbiosa risultato incerto
Pubblicato il 04-01-2012


Incerta è la giurisprudenza della Corte Costituzionale in materia di leggi elettorali e di referendum elettorali. In materia, non abbastanza giudici hanno le competenze professionali necessarie per emettere sentenze incontrovertibili. Questa volta, la Corte è almeno potenziata dalla presenza nelle sue fila di Sergio Mattarella, l’estensore della famigerata legge Mattarellum, peraltro, molto preferibile al vigente Porcellum. In altri luoghi, probabilmente, il giudice Mattarella dovrebbe chiamarsi fuori, non votando.
Tuttavia, non dovrà fare mancare il suo parere nella discussione che si presenta, a dir poco, interessante. I giudici non vivono in una torre d’avorio, ma abitano, in molti sensi, piuttosto vicino ai Palazzi della politica, in particolare al Quirinale dal quale viene un pressante e influente invito a favorire la stesura di una legge elettorale decente.

DUE SCENARI POSSIBILI – La mia impressione è che terranno conto di due scenari. Primo: ammettere il referendum significa alzare la spada di Damocle sul governo Monti che molti, in Parlamento, vorrebbero fare cadere proprio per evitare (posticipare il referendum). Però, il referendario Di Pietro proprio non è in grado di brandire quella spada. Il Terzo Polo che, pure desidera evitare il referendum, non può contraddire il suo aperto, ribadito, totale sostegno al governo Monti. Il Popolo della Libertà dovrà risolvere le sue contraddizioni. Secondo scenario: la Corte boccia il referendum. Probabilmente, nel Parlamento faranno la loro comparsa i sepolcri imbiancati e i coccodrilli e comincerà un penoso balletto sulle proposte più assurde di commistioni indigeribili che, qualcuno dei giudici penserà, finiranno per lasciare il campo libero per un ritorno alle urne con il Porcellum che si pavoneggia.

IL PESO DELLA SOVRANITA’ POPOLARE – Al dunque, entrambi gli scenari dipendono dalla valutazione che un piccolo manipolo di giudici, tre o quattro, daranno della indispensabilità politica e “costituzionale” (consentire un effettivo esercizio della sovranità popolare) di una nuova legge elettorale. Rivotare con il Porcellum è dannosissimo per il sistema politico italiano, ma, penseranno quei giudici “sistemici”, neppure il risorto Mattarellum rappresenta il migliore dei mondi possibili. Però, l’ammissione dei quesiti spingerà i riformatori parlamentari ad accelerare e approfondire i loro interventi, mentre il rigetto gelerà i troppi parlamentari già tiepidi. D’altronde, anche se passasse il referendum, ragioneranno i giudici, i parlamentari avranno pur sempre la possibilità di modificare, limare, migliorare. Inoltre, sarebbe davvero brutto il segnale che i partiti, “sospesi” dalla loro pessima, faziosa, feroce politica, manderebbe se, di fronte alla grande opportunità di dimostrare la loro audacia di riformatori istituzionali, si rifugiassero nello scioglimento anticipato buttando gambe all’aria sia il referendum sia il governo Monti. Comunque, il referendum come istituto non ha quasi nulla da temere dalla sentenza della Corte Costituzionale che dovrà essere, i giudici ne sono sicuramente consapevoli, argomentatissima e convincente. Forse, poi, qualcuno dei parlamentari e dei partiti si deciderà ad alzare con più forza la bandiera dell’ampliamento della nostra democrazia integrando, in linea con quanto scritto dai Costituenti, la rappresentanza con le forme di democrazia diretta, referendum in testa. Buon Anno ai riformisti.

Gianfranco Pasquino

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Commenti all'articolo
  1. Un commento interessante ma tutto politico.
    Esistono anche questioni di diritto che, senza cercare di nascondere quanto di politico c’è nelle decisioni della Consulta, non possono essere ignorate.
    Temo che avere scelto l’attuale proposta referendaria in luogo di quella elaborata dal Sen. Passigli sia stato un bel modo di cavalcare l’onda referendaria sul tema elettorale evitando che la legge cambiasse davvero.
    Dubito che la Corte riesca a trovare un percorso giuridico per riuscire ad ammettere un referendum come quello proposto.

  2. Come ha scritto Manzella l’altro ieri su Repubblica, per fare le riforme istituzionali bisogna ripristinare il “sistema duale” che fu adottato nel 1946: separare, cioè, il “potere costituito” dal “potere costituente”, come del resto aveva suggerito Cossiga nel suo messaggio del 1991. La via maestra quindi sarebbe quella di eleggere prima un’assemblea costituente che riveda la seconda parte della Costituzione, e dopo provvedere a una legge elettorale conseguente. Nel frattempo il Parlamento in carica, qualunque sia la decisione della Corte, potrebbe intervenire una tantum modificando il Porcellum nel senso indicato da Passigli, e condiviso da Cinquepalmi.

  3. La prospettiva di passare, per di più attraverso un referendum, dal Porcellum al Porcellinum (l’esito di un referendum, quello ventilato da Passigli, che mai non fu), francamente, caro Covatta, non avrebbe scaldato né i cuori né le menti. Nè bisognerebbe eleggere/nominare un’Assemblea Costituente automaticamente delegittimando la Costituzione vigente. Proprio perchè la giurisprudenza costituzionale è incerta conteranno moltissimo le valutazioni politiche, ma sistemiche, dei giudici. Il problema è semplice: si può resuscitare il Mattarellum grattando via le incrostazioni appostegli dal Porcellum? La mia risposta è: credo proprio di sì.

  4. La Corte Costituzionale non dovrebbe essere dubbiosa perché, a mio avviso, c’è il precedente del referendum Segni del 1992 dove si eliminò la legge elettorale proporzionale. La legge elettorale proporzionale garantiva realmente i “CITTADINI” e il PARLAMENTO era rappresentativo del tanto decantato popolo. Da allora, invece, abbiamo leggi elettorali che non rappresentano NESSUNO anzi qualcuno è rappresentato? Le LOBBY che saccheggiano lo STATO. La situazione finanziaria è la cartina di tornasole della situazione attuale.

  5. scusa LP ma condivido in parte che “La legge elettorale proporzionale garantiva realmente i “CITTADINI” e il PARLAMENTO era rappresentativo del tanto decantato popolo”…..sono d’accordo che il proporzionale rispecchiava esattamente la volontà popolare,ma solo a livello dei parlamentari ottenuti…….con il proporzionale non si poteva SCEGLIERE il PRESIDENTE del consiglio…….cioè una volta ottenuti i parlamentari, i partiti trattavano TRA DI LORO per formare maggioranze,senza consultarsi con il popolo, quindi magari il tuo partito otteneva più parlamentari degli altri,ma per motivi di equilibri politici ti ritrovavi un presidente del consiglio che non era del tuo partito….cioè capisci??? …in tutti i paesi DEMOCRATICAMENTE AVANZATI i presidenti da candidati si trovano sulla scheda elettorale…..vedi per esempio USA e Francia…….perchè noi dovremmo lasciare la libertà di scegliere il presidente ai partiti???? ……….bisognerebbe un compromesso giusto tra le leggi elettorali, anche se penso che la mossa da fare per migliorare il SISTEMA PAESE sia quella di andare verso una REPUBBLICA PRESIDENZIALE (USA) o SEMIPRESIDENZIALE (FRANCIA)

  6. Sull’affermazione di incertezza della giurisprudenza costituzionale in materia, sostenuta dal Prof. Pasquino, è difficile concordare: infatti, se può dirsi dibattuto il tema della reviviscenza di norme precedenti e abrogate dall’approvazione di norme successive, quando queste sono dichiarate incostituzionali con sentenza, e dunque con efficacia ex tunc, al contrario a me pare pacifico, sia in diritto che a tenore dell’interpretazione costante data dalla Consulta, che l’abrogazione in esito a referendum spighi la sua efficacia ex nunc, ciò che esclude qualsiasi possibilità di reviviscenza, non venendo intaccata l’efficacia della norma nel momento in cui, entrando in vigore, produce l’abrogazione della precedente disciplina.
    Ne consegue che l’ammissione del referendum abrogativo avrebbe, in caso di approvazione da parte del corpo elettorale, l’effetto di determinare un vuoto normativo in materia elettorale, espressamente vietato dalla costituzione.
    Ecco perchè credo, in compagnia della larga maggioranza dei costituzionalisti la cui autorevolezza compensa la modestia del mio argomentare, che la Corte Costituzionale non potrà proclamare ammissibile la proposta referendaria mirante all’abrogazione integrale della vigente legge elettorale.
    Non è quindi questione di tepore dei cuori o delle menti, ma di diritto: non si può fare, e che tale non fosse era chiaro dall’inizio per la proposta referendaria ora all’esame della Corte. Probabilmente anche sul referendum Passigli, che non proponeva di abrogare l’intera legge elettorale ma solo alcune norme di essa, si sarebbe posto, in concreto, un problema analogo, ma è pacifico che la raccolta firme sull’attuale proposta referendaria sia stato nulla di più che l’iniziativa di una petizione popolare per la riforma del Porcellum, essendo chiaro fin da principio che non vi era possibilità alcuna (salvo incredibile revirement dei Giudici delle leggi) di sua ammissibilità.
    Forse chi firmava aveva il diritto di saperlo, e avrà diritto di sapere, dopo la prevedibile bocciatura, che chi ha chiesto la sua firma lo ha fatto senza raccontargli tutta la verità.
    Quindi, niente scorciatoie: la legge si riformi in parlamento o, se questo non avverrà, si faccia della proposta di una nuova legge elettorale (da esprimere in termini non generici) uno dei punti cardine di un programma elettorale sul quale i cittadini possano esprimersi col voto politico, esprimendo così la loro volontà in quei termini propositivi che la Costituzione non consente in sede referendaria.
    E’ la politica a doverci mettere la faccia, non i giuristi a doverci mettere una pezza.

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