lunedì, 16 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Riccardi, le domande restano
Pubblicato il 12-01-2012


Il 5 gennaio, riprendendo le pubblicazioni dopo un’interruzione di diciotto anni, l’Avanti! aveva posto in evidenza la decisione del Governo di rivedere l’indegna tassa sul permesso di soggiorno che si profilava per gli immigrati. Nell’occasione, davamo atto soprattutto ad Andrea Riccardi, ministro della Cooperazione internazionale e dell’Immigrazione, di essersi mosso in linea con esigenze di civiltà. Altrettanto potremmo fare oggi sulla base delle dichiarazioni rilasciate da Riccardi nell’audizione di mercoledì 11 davanti alla Commissione Affari Costituzionali della Camera. Potremmo, se fossero chiari gli effettivi poteri di intervento del ministro, cosa che ancora non è.

Per la cooperazione internazionale le deleghe restano per ora al ministero degli Esteri, quelle per l’immigrazione all’Interno, quelle contro la discriminazione razziale sono passate dalle Pari Opportunità al Welfare. Quella di Riccardi, dunque, per ora può essere solo un’azione di moral suation, come si dice oggi. Lui stesso, scherzando con i deputati della Commissione, si è definito un ministro acerbo che probabilmente non avrà il tempo per maturare. Ma quello che conta è se matureranno le idee e le politiche che aveva fatto sperare la costituzione del suo ministero, con la scelta di considerare cooperazione e immigrazione strettamente collegate, invertendo cioè la tendenza degli ultimi anni a considerare l’immigrazione una questione di ordine pubblico.

Sulla questione della tassa sui permessi di soggiorno, Riccardi non ha riferito a che punto sia «l’approfondita riflessione e attenta valutazione» sua e del ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri annunciata il 4 gennaio. Ma sui permessi in sé ha detto qualcosa di importante, cioè che occorre prolungare il periodo per la ricerca di una nuova occupazione ad almeno un anno (oggi è di sei mesi) per gli immigrati che hanno il permesso di soggiorno scaduto. Per motivare la richiesta, Riccardi ha citato i dati della Caritas (da ministro documentato, prima che da cattolico, dato che i dati in questione sono da sempre i più attendibili, il che la dice lunga su come lo Stato sia tributario alla società civile su questioni particolarmente sensibili). La Caritas conta in circa 600.000 i permessi di soggiorno rilasciati per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo, motivi di famiglia e attesa occupazione che, in un anno, tra il 2009 e il 2010, risultano scaduti e non rinnovati, ha detto Riccardi, sottolineando che «tra i 250 e i 350 mila immigrati in tale situazione rischiano di finire nel preoccupante circuito dell’irregolarità».

In merito, Riccardi ha annunciato che valuterà «opportune iniziative di concerto con il ministro dell’Interno». Sul piano internazionale, il ministro invita l’Italia ad «accettare la sfida della cooperazione nei Paesi del sud del mondo», definendo come linea programmatica del suo dicastero. Secondo Riccardi, si tratta non solo di un fatto umanitario, ma anche dell’interesse nazionale poiché «stiamo scomparendo dall’orizzonte, e quindi dal mercato, di tanti Paesi del mondo». Riccardi ha anche assicurato che «ci sono le risorse in proposito», il che è almeno generico se detto da un ministro senza portafoglio, che finora ha potuto spendere solo la sua credibilità personale. Certo, anche questo serve, se persino dall’Onu giungono attestazioni del valore che la sua presenza aggiunge al Governo. Per esempio, la portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), Laura  Boldrini, ha detto che «prima, ogni volta che gli Enti sovranazionali indicavano qualcosa alle autorità italiane queste non ne prendevano atto.

Ora ho l’impressione che le cose stiano cominciando a cambiare». Il riferimento era all’incontro tra Riccardi e Laurens Jolles, rappresentante Unhcr per l’Europa meridionale, nel quale il ministro italiano, secondo Boldrini, ha dato prova di grande onestà intellettuale e non ha mai usato scorciatoie. Tutto vero. Ma le domande restano. Pensando alla scarsezza delle risorse, il cattolico Riccardi può certo rassicurarsi con la considerazione che una dozzina di persone (compreso un traditore, un rinnegatore e tutti gli altri pavidi) alla fine portarono il cristianesimo in tutto il mondo. Ma ci volle un po’ di tempo. Il ministro Riccardi forse dovrebbe dirci quanto ne ritiene necessario per far maturare, se non se stesso nel ruolo, il ruolo e le disponibilità del suo dicastero.

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Commenti all'articolo
    • hai ragione. ma credo che si tratti di una cosa fatta direttamente dal sistema del computer, come si vede anche dalla tua risposta, con la data messa come non piace nè a te, nè a me.
      stesanti

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