martedì, 18 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Riforma del lavoro, Monti incontra le parti sociali
Pubblicato il 23-01-2012


Il governo punta sostanzialmente sul modello Ichino: contratto unico per tutti con protezioni crescenti, libertà di licenziare per motivi economici e forte tutela del reddito e formativa (sul modello danese) nei periodi di disoccupazione, grazie anche all’impresa che si carica l’onere di agevolare il ricollocamento del lavoratore. Ma i sindacati non ci stanno.
MONTI E L’ARTICOLO 18 – E la politica? Il Pdl ha già patito mal di pancia interni sul fronte liberalizzazioni, mentre ora toccherà al Pd soffrire, diviso com’è in due o tre anime interne che la pensano diversamente sul tema della riforma del mercato del lavoro. Al tavolo iniziato oggi a Palazzo Chigi con le parti sociali il premier Mario Monti ha parlato della necessità di «soluzioni strutturali» per aumentare la mobilità senza abbattere le tutele. Mentre ieri aveva detto in tv che l’articolo 18 «non è un tabù», pur avendo sgombrato momentaneamente il campo dalla questione della flessibilità in uscita per rendere meno teso il confronto con le parti sociali.

IL GIRO DI VITE SULLA CIG – Tuttavia i sindacati confederali, e soprattutto la Cgil, si sono subito irrigiditi quando hanno visto il documento del governo su cui è partita la discussione. Il primo tema di dissenso è la revisione della cassa integrazione che nelle intenzioni di Palazzo Chigi verrebbe limitata alla cassa ordinaria (52 settimane) e dunque ai casi in cui si possa riprendere il lavoro in tempi brevi. Per il resto, il governo punta su ammortizzatori post-licenziamento con indennità risarcitorie, mentre Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno costruito una linea Maginot a difesa della cassa straordinaria.

IL DISSENSO CGIL – Il ministro allo Sviluppo Corrado Passera, presente al tavolo con la collega al Welfare Elsa Fornero, ha detto che la priorità è «rendere il Paese attraente per gli investitori esteri» e quindi bisogna partire da una revisione degli ammortizzatori secondo uno schema a due gambe: da una parte, appunto, la cassa ordinaria e dall’altro un reddito minimo universale di disoccupazione per il quale, però, al momento non è chiaro dove si troveranno le risorse.  La Fornero si è mostrata morbida e dialogante, ma già sulla Cig l’irrigidimento di Susanna Camusso è stato evidente, tanto che la leader Cgil ha detto dopo l’incontro: quelle del governo «non sono linee guida su cui si sviluppa il confronto: vuol dire che non sono state condivise».

IL MONITO DI MARCEGAGLIA – Al tavolo c’erano naturalmente anche i segretari Cisl, Uil e Ugl, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e Giovanni Centrella. Poi le associazioni datoriali, a partire da Confindustria con il presidente Emma Marcegaglia, e Rete Imprese Italia con il presidente di turno, Marco Venturi. Presenti pure Abi e Ania. La Marcegaglia ha avvisato: «Attenzione a ridurre le forme di flessibilità in linea con l’Europa. Il problema non è la flessibilità in entrata». Mentre sugli ammortizzatori, ha spiegato: «Ci siamo detti aperti a ragionare su Cassa integrazione e indennità di licenziamento, ma dobbiamo fronteggiare una grande crisi e quindi per ora che non si debba procedere a grandi cambiamenti».

IL DOCUMENTO – Cinque i capitoli in cui si articola il documento discusso oggi: tipologie contrattuali (l’intento è sfoltire le quasi 50 forme contrattuali atipiche oggi esistenti); formazione e apprendistato; flessibilità; ammortizzatori; servizi per il lavoro (agenzie di ricollocamento più efficienti). Saranno formati altrettanti gruppi di discussione «informatici» e sarà il governo stesso a tracciare i seminati su cui poi potranno intervenire le parti sociali. Cisl e Uil hanno comunque manifestato disponibilità al dialogo, mentre Rete Imprese ha parlato di incontro interlocutorio.

PIU’ COSTOSO IL LAVORO ATIPICO – La riforma del governo punta inoltre a rendere più costosi i rapporti a tempo determinato. E dovrebbe ridurre i contratti a progetto e le collaborazioni coordinate e continuative. Si pensa anche all’introduzione di un salario minimo legale, si rafforzerà probabilmente il part-time come strumento flessibile che consente di conciliare tempi di vita e tempi di lavoro e si riordinerà l’interinale (conservando per lo più solo le sostituzioni o i lavori stagionali). L’obiettivo della Fornero è di arrivare già a febbraio a varare il provvedimento per dare una risposta a 6-7milioni di lavoratori disoccupati, sottoccupati o inattivi. La materia non si presta allo strumento del decreto, per cui si valuterà la possibilità di un disegno di legge o di una legge delega.

Ulisse Spinnato Vega

 

 

 

 

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