mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scaparro, accanimento inaccettabile verso la pièce di Castellucci
Pubblicato il 23-01-2012


“Sul concetto di volto nel figlio di Dio”. Questo il titolo dello spettacolo teatrale che ha suscitato le proteste del mondo cattolico in quanto ritenuto, sia dalle associazione cattoliche che dalla Chiesa stessa, blasfemo. La pièce diretta da Romeo Castellucci va in scena al Teatro Parenti di Milano dal 24 gennaio, ma è già stata rappresentata in altri paesi europei, senza alcun tipo di rimostranze. A parlare delle polemiche è Maurizio Scaparro, regista, critico e direttore teatrale di fama internazionale.

Castellucci si difende dalle accuse di blasfemia argomentando che sono molti i riferimenti simbolici alle Sacre Scritture. Che ne pensa?
Conosco Castellucci e credo che la polemica sia stata montata in maniera artificiale, altrimenti non si spiega perché l’opposizione sia cresciuta a Milano e non altrove. Mi rendo conto che l’oggetto del contendere può dare luogo a polemiche, ma credo che queste siano eccessivamente enfatizzate. Leggo un accanimento inaccettabile nei confronti dell’opera e del regista, anche valutando il pronunciamento della Chiesa.

E’ stato il monsignor Peter Wells, in una lettera ufficiale, a invitare velatamente i cattolici a boicottare la pièce. Una posizione netta, non crede?
Il diritto di non andare a vedere lo spettacolo resta intatto come il diritto di espressione del regista. Ritengo che sia legittima la posizione della Chiesa, l’importante è che non prevarichi sul diritto d’espressione con scomuniche o anatemi. Il pubblico è l’unico giudice del teatro, che non ha confini di censura.

Come giudica l’attivismo dei gruppi cattolici, in partenza per Milano dove terranno un sit-in davanti al teatro in occasione della prima?
E’ legittimo decidere di andare o non andare a vedere lo spettacolo, come è legittimo manifestare il proprio dissenso. Mi chiedo però se sia necessario. Ritengo che i problemi riguardanti la morale in Italia siano altri.

Anche la direttrice del Teatro Parenti, Andrée Ruth Shammah, ha ricevuto insulti per lo spettacolo, soprattutto in relazione al fatto di essere di religione ebraica.
La direttrice, che ho sentito al telefono, ha la mia piena e totale solidarietà. Fare guerre di religione oggi è la prova generale di drammaticità future impensabili. Oltretutto la pièce non è neanche la sua, quindi non vedo il motivo per prendersela con chi ha fatto una scelta su un piano puramente artistico.

Martina Perrone

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