sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Se gli Usa sono contro la pirateria, la rete dice basta
Pubblicato il 18-01-2012


Dagli Stati Uniti al mondo intero, il movimento per la libertà di internet corre veloce sui fili della rete. Per 24 ore varie pagine web hanno dato spazio a messaggi di solidarietà per i partner d’oltreoceano. Ma cosa ha smosso, o scosso, questa volta, i colossi mondiali dell’Opensource? Le due leggi votate dal Congresso statunitense sul diritto d’autore: lo Stop Online Piracy Act (o SOPA) e il Protect Intellectual Property Act (PIPA). Un atto di responsabilità che gioverà all’economia americana, secondo le multinazionali del cinema e dei videogiochi. Un pericoloso attacco alla libertà d’espressione online, per gli operatori della rete.

CENSURA PER I DISSIDENTI – «Che il web possa rimanere libero e non influenzato da leggi decise da pochi» scrive Wikipedia «che la pirateria venga combattuta sì, ma con interventi diversi, ad esempio sui finanziamenti delle organizzazioni criminali». Il rischio di censura riguarderebbe l’intero orizzonte informatico, compresi strumenti come Social Networks, proxy, software per l’anonimato e blog personali, ultimamente tanto usati – come noto – anche da attivisti e dissidenti politici in tutto il mondo. La Creative Commons riporta l’attenzione sul pericolo per i grandi serbatoi di cultura libera, come Wikipedia appunto, Flickr, o Youtube. Secondo Google la misura non sarebbe comunque efficace, in quanto per i magnate della pirateria basterebbe spostare la propria base fuori dal territorio USA.

LA LEGGE, IN SOSTANZA – Lo streaming di contenuti protetti diventerebbe reato e le sanzioni potrebbero estendersi fino a comportare l’isolamento per il portale responsabile della diffusione. Non solo, infatti, ai titolari della proprietà sarebbe consentito oscurare direttamente il “sito incriminato” (e non più semplicemente la rimozione del materiale specifico o aspettando un’azione della magistratura), la pena ai danni di coloro che anche semplicemente divulgassero materiali a scopo non commerciale potrà arrivare fino a 5 anni (finora era consentita solo la diffida), e l’accesso al cyberspazio potrebbe essere bloccato a partire dai circuiti pubblicitari, di gestione dei pagamenti (come PayPal o Mastercard) e dal Provider stesso.

OBAMA SCETTICO – Alla Camera la riforma ha raccolto 32 voti tra repubblicani e democratici. Barack Obama si è detto scettico, per questo provvedimento che rischia di danneggiare l’innovazione tecnologica e l’economia in generale. Dal web alla vita reale, voci contro la proposta si sono levate da varie organizzazioni per i diritti umani come Reporter Senza Frontiere, l’American Civil Liberties Union e Human Rights Watch. La battaglia è solo alle prime battute, in rete come per le strade di tutto il mondo. I cybernauti sono avvisati.

Silvia Koch

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Commenti all'articolo
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