giovedì, 19 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Sigma Tau prende i soldi e scappa
Pubblicato il 31-01-2012


La misura del dramma sta nelle parole che Paolo Cotichini, dipendente della casa farmaceutica Sigma Tau, ha pronunciato all’indirizzo del capitano della Roma Francesco Totti domenica scorsa: «Ah capita’, io so’ della Lazio però te voglio bene uguale. Dacci una mano». Chi conosce quanto aspra sia la rivalità tra laziali e romanisti, sa che se un tifoso bianco-celeste è arrivato a tanto vuol dire che è davvero esasperato, e senza dubbio Paolo lo è.

400 IN CASSA INTEGRAZIONE – Come lui sono esasperati anche i suoi colleghi. L’azienda di Pomezia ne ha messi 400 in cassa integrazione straordinaria (cigs). Loro hanno scioperato, organizzato un sit-in permanente davanti ai cancelli della fabbrica, bloccato la via Pontina. Le hanno provate tutte per evitare la triste sorte della cigs, ma finora nulla ha impedito all’azienda di tirare dritto sulla decisione presa. Secondo i vertici societari si tratta di una misura dettata dallo stato di crisi che, prevedono, durerà per i prossimi 12 mesi.

I SINDACATI – Non sono dello stesso avviso le organizzazioni sindacali. Contestano che «se la Sigma Tau fa registrare una perdita, a questa fa da contraltare un patrimonio netto del gruppo in forte crescita, sebbene spostato contabilmente su consociate anche estere». Il problema è che da quando è morto Claudio Cavazza, che fondò l’azienda nel 1957, per la nuova dirigenza – oltre ai due figli e al fratello di Cavazza c’è Unicredit come socio al 5% – sono cambiate le priorità. Lo dimostra la mega acquisizione dello scorso anno: con 300 milioni di dollari la Sigma Tau ha comprato la statunitense Enzon pharmaceutical, un colosso che garantirebbe un giro d’affari di 130 milioni che, sempre secondo i sindacati, non finirebbero direttamente nelle casse di Sigma Tau ma della sua controllata Defiante.

In un comunicato diffuso lo scorso 18 gennaio, la dirigenza aziendale ha fatto sapere che «il numero dei lavoratori in cigs si è ridotto di oltre 100 unità rispetto alle 569 previste», e che «a tale personale verrà proposta una nuova ricollocazione nelle aziende coinvolte nel processo di terziarizzazione delle attività non strategiche della società». Tradotto: ai cassintegrati verranno proposti dei contratti di lavoro, ovviamente a condizioni peggiori delle attuali, con le società verso le quali saranno esternalizzate le attività non inerenti il core business ma comunque indispensabili.

LA POLITICA – Anche la politica si sta mostrando pressoché impotente. Quasi tutti i partiti hanno mostrato sensibilità per la vertenza dei lavoratori Sigma Tau, ma finora l’azione più incisiva consiste in una interrogazione parlamentare europea, firmata dalla vicepresidente del Parlamento Ue Roberta Angelilli (Pdl), insieme con gli eurodeputati Alfredo Antoniozzi (Pdl), Francesco De Angelis (Pd), Alfredo Pallone (Pdl), Potito Salatto (Fli), David-Maria Sassoli (Pd) e Marco Scurria (Pdl). «Chiediamo alla Commissione europea di accertare se la Sigma-Tau abbia rispettato tutte le normative europee in materia di consultazione dei lavoratori e in materia di licenziamenti collettivi senza violare i diritti dei lavoratori», ha dichiarato Angelilli aggiungendo che «non si può parlare di rilancio dell’occupazione in Europa e permettere che un’intera realtà produttiva sia messa in ginocchio».

I DATI – Con un fatturato annuo di 613milioni di euro, la Sigma Tau rappresenta una delle aziende più attive nella ricerca. Settore in cui la società investe il 16% del fatturato, impiegando 385 dipendenti su un totale di 2.441. Ora però, con le cigs ha messo in liquidazione i centri di ricerca di Milano e Caserta, con i loro 110 dipendenti. Secondo le rappresentanze dei lavoratori, lo stato di crisi voluto dai vertici aziendali rientra in una strategia di disimpegno del gruppo dal territorio italiano. E’ proprio vero: sono sempre i migliori che se ne vanno. All’estero.

Nicola Bandini

 

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