domenica, 22 luglio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Silenzio, vincono i deboli
Pubblicato il 27-01-2012


Perché, anche nel calcio, quando gli ultimi diventano primi nessuno dice nulla?
Tim Cup, quarti di finale. Ieri sera: Milan batte Lazio 3 a 1. Reja lamenta un offside sul gol di Ibra. Stamattina ne parlano tutti. Mercoledì sera: Napoli batte Inter 2 a 0. Doppietta secca di Cavani e, anche lì, Ranieri lamenta un rigore mancante: anche di questo s’è già detto tutto. Per non parlare dei fiumi di parole spesi sul ritorno al gol di Del Piero nella sfida vinta martedì dalla Juve contro la Roma per 3 a 0.
Per carità, nessuno tocchi la trojka del calcio Italiano. Roma, Lazio e Napoli, per altro, non sono certo squadrette. Ma dov’è la novità?
Il Milan che batte la Lazio; il gol di Ibra in fuorigioco; quelli a giro di Del Piero; le doppiette di Cavani; le lamentele contro gli arbitri di Ranieri e Reja. Sono tutte cose all’ordine del giorno. È possibile che dell’altra partita si parli così poco?
Certo, mercoledì pomeriggio a Verona, giocavano “solo” Siena e Chievo. Eppure una delle due squadre, tra le più deboli del campionato, è arrivata ugualmente in semifinale. Il fatto che ci siano arrivate anche Juve, Milan e Napoli è abbastanza scontato. Ma il Siena? Non era mai successo prima d’ora. Già questo, di per se, fa notizia.
Aggiungiamo questo. Mazzarri sostiene che la forza di una squadra si misura anche dal monte ingaggi. Ecco: quelli di Siena e Chievo, sommati, non raggiungono quelli del Napoli, ad esempio, che tra le squadre in vetta al campionato è uno dei più bassi. Aggiungiamo che in campo a Verona c’erano i panchinari. Aggiungiamo ancora che Zlatan Ibrahimovic, il calciatore più pagato in Italia, dichiara nove milioni mentre D’Agostino, il più pagato del Siena, meno di un decimo – più o meno 810mila. È chiaro che, se c’è questa differenza ci saranno pure ottime ragioni. Altrettanto chiaro, è il fatto che parliamo di stipendi faraonici. Eppure, fatte le dovute proporzioni, il Siena non è solo una squadra più debole: è una squadra povera, una squadra operaia.
Infatti parliamo proprio di questo, di una partitaccia tra provinciali, squadre più deboli e più povere. Ma i fatti ci dicono anche che il Siena (peraltro in dieci uomini) ha compiuto un’impresa. E, dovesse battere anche il Napoli, non solo proporrebbe, qualsiasi sia il risultato dell’altra semifinale, una finale inattesa. No: il Siena rischierebbe persino di qualificarsi per l’Europa League. La classe operaia che va in paradiso, mi verrebbe da dire… Eppure, non ne parla quasi nessuno. Certo, Destro in prima pagina non fa notizia quanto un fuorigioco di Ibra; Sannino non tira quanto le lagne di Ranieri; l’ennesima doppietta del Matador Cavani è molto più interessante del gol di uno che il soprannome nemmeno ce l’ha.
Insomma, almeno per una volta, invece della solita polemica tra allenatori strapagati o l’ennesima apologia del bomber milionari, si potrebbe fare uno strappo alla regola e parlar d’altro. Santo cielo, questa volta sono i più deboli, i più poveri, a trionfare… Vogliamo parlarne, per favore? Niente: Ibra, Reja, Ranieri, Cavani; titoli e prime pagine solo per loro. Evidentemente, sui campi da calcio come in tutti gli altri campi, i deboli non fanno notizia. E se il calcio è specchio di questo paese l’immagine riflessa è abbastanza triste: i più deboli e i più poveri non interessano proprio a nessuno.

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

More Posts

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Pingback: SILENZIO VINCONO I DEBOLI

  2. Pingback: SILENZIO VINCONO I DEBOLI | scrivere e' riscrivere

Lascia un commento