sabato, 21 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Sull’arresto di Cosentino la Lega si ricorda di avere una ‘coscienza’
Pubblicato il 12-01-2012


Nicola Cosentino non finirà agli arresti. La richiesta della procura di Napoli, che pure era stata accolta dalla Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, in Aula è stata respinta con 309 voti contrari. A favore si sono espressi 298 deputati, nessuno si è astenuto. Lo scrutinio segreto non permette di conoscere con precisione il comportamento di ogni parlamentare, ma non c’è dubbio che la responsabilità dei leghisti sia stata determinante.

UNITÀ PDL-LEGA – Anzi, di più. Secondo Altero Matteoli, deputato Pdl, «il voto della Camera su Cosentino ha un significato prettamente politico, da cui emerge che esiste tuttora una maggioranza Pdl-Lega». Quella di Matteoli è certamente una interpretazione forzata – non fosse altro perché la Lega non appoggia il governo Monti sostenuto dal Pdl – però esprime bene la forza del legame che ancora esiste tra i due partiti. O meglio, tra i leader dei due partiti, dal momento che per accontentare Silvio Berlusconi, Umberto Bossi ha dovuto tirare così tanto le redini del Carroccio che molti suoi cavalli hanno mostrato insofferenza, arrivando a una rottura mascherata da libertà di coscienza.

IL BALLETTO – Negli ultimi giorni si è assistito a un vero e proprio balletto del partito di via Bellerio. Un twist per essere precisi. Infatti, prima che la richiesta dei giudici napoletani fosse esaminata dalla Giunta per le autorizzazioni della Camera, il componente leghista Luca Paolini tendeva a minimizzare la posizione di Cosentino definendo «fragile l’impianto accusatorio», salvo poi votare a favore dell’arresto il 10 gennaio in Giunta, dopo che la sera prima, in un vertice a via Bellerio, nel partito era passata la linea di Maroni, uscito trionfalmente dall’incontro: «Domani la Lega voterà sì all’arresto». L’ex ministro degli Interni è però riuscito a vincere solo un set.

IL FINTO PAREGGIO – Il match si è chiuso con un finto pareggio. Quando si è trattato di decidere definitivamente sulle sorti di Cosentino – e quindi anche del sodalizio Bossi-Berlusconi – il padre-padrone del Carroccio ha “imposto” la liberta di coscienza ai suoi deputati in Aula. Un boccone amaro per Maroni, che dopo il no all’arresto non ha «condiviso la posizione di lasciare libertà di voto», e ha spiegato: «Ero favorevole all’arresto, perchè ritengo non ci fosse fumus persecutionis». Poi però ha subito aggiunto che «non c’è nessun disaccordo con Bossi». Quanto durerà ancora questa situazione da separati in casa è difficile dirlo, così com’è difficile capire quanti danni ancora farà l’indissolubile legame tra il Senatur e Berlusconi.

Nicola Bandini

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Commenti all'articolo
  1. brutto spettacolo vedere come tanti deputati si sona affannati a raggiungere il “salvato” per congratularsi con lui invitandolo forse a proseguire nelle sue nefandezze. E semplicemente VERGOGNOSO!!!!

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