domenica, 24 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Svizzera, ‘slalom’ tra le norme anti evasione .2
Pubblicato il 09-01-2012


I governi provano a intervenire, a trovare un accordo. E lo trovano, ma che non fermerà gli amanti dello sci e del trasporto oltre frontiera dei capitali. Sì perché nella complessa vicenda degli accordi fiscali e del segreto bancario la Svizzera ha firmato, con Inghilterra e Germania, due accordi basati su una “imposta liberatoria” in cambio del mantenimento del segreto bancario (piano elvetico Rubik-tecnicamente in vigore dal 2013), ed ora prova ad usare la stessa formula con altri Paesi europei (la Francia e l’Italia non hanno ancora risposto). Gli Stati Uniti non hanno accettato e stanno trattando nel tentativo di lasciare un pur emendato segreto bancario, acquisendo in modo mirato, senza scambio automatico di informazioni, un numero limitato di dati di clienti americani di banche elvetiche per cui vi siano sufficienti indizi di reati fiscali.

EVASIONE – Nel nostro Paese l’evasione fiscale e contributiva sottrae ogni anno almeno 120 miliardi di euro alle casse dell’erario. Secondo alcune stime ufficiose la Svizzera gestisce patrimoni per circa 4mila miliardi di franchi, di cui la metà estera. L’Associazione bancaria ticinese stima in 130 miliardi di euro i fondi neri depositati da soggetti italiani (persone fisiche o giuridiche) in Svizzera, pari a circa 8 manovre economiche. Naturalmente, bisognerà capire quale potrà essere l’aliquota per l’una tantum in un eventuale accordo con l’Italia e bisognerà vedere in che modo e quanto gli investitori aderiranno realmente.

I SOSPETTATI – Nel nostro Paese, la procura di Torino dovrebbe avere – il condizionale è prudenziale ma le fonti sono attendibili – una lista di 10 mila italiani sospettati di essere evasori fiscali, i cui conti correnti sono depositati nella filiale di Ginevra dell’istituto britannico Hsbc. La lista, ora nelle mani della magistratura francese, è stata compilata da un ex dipendente. La Guardia di Finanza ha messo a punto cani addestrati a cercare, all’odore di inchiostro e filigrane, banconote in euro, dollari e franchi svizzeri. I labrador sono negli aeroporti ed ai valichi di frontiera.

ORO IN FUGA – Anche l’oro fugge, la Svizzera è salita in cima alla lista dei Paesi verso cui le nostre esportazioni crescono di più, (30-40% su base annua). La spinta è dovuta alle esportazioni di lingotti di oro puro oltre che agli spostamenti monetari da sempre presenti. Un flusso di capitali italiani in fuga al di là delle Alpi, evasione dalle misure fiscali sui patrimoni. L’esportazione di oro in Svizzera ad agosto è cresciuto in valore del 140% rispetto ad un anno prima. Il flusso, alimentato dalle crescenti incertezze sulla tenuta dei conti italiani e dell’intera zona euro, non si è mai interrotto. La crescita è dell’80% rispetto agli stessi mesi del 2010. Tredici tonnellate di lingotti hanno superato il confine nel solo mese di settembre, l’oro è equiparabile ad un investimento in valuta, negoziabile in qualsiasi luogo nel mondo ed il rischio di un calo delle quotazioni può essere recuperato dal cambio. Ogni italiano evade in media 2.093 euro (2.532 al nord, 2.936 al centro, 950 al sud). Negli ultimi 6 anni l’amministrazione finanziaria italiana ha recuperato dagli evasori 48,8 miliardi di euro (in crescendo del 167,4%), partendo dai 4,3 miliardi del 2006 ai circa 11 miliardi e 500 mila euro del 2011 e affinando gli strumenti contro il sommerso.

Gianluca Cerasola

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