mercoledì, 21 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Tra whisky e palcoscenico: conversazioni sul teatro
Pubblicato il 23-01-2012


Ringraziando il cielo con Andrea Peghinelli non si parla solo di donne e buone bottiglie di vino, ma la sua lunga esperienza in campo teatrale, come attore e come docente di Storia del teatro Inglese alla Sapienza di Roma, mi ha permesso di avvicinarmi al mondo del teatro a cui di solito giro intorno. Esperto di drammaturgia britannica, che da sempre è punto di riferimento per le tendenze più innovative, il Peghinelli mi travolge regolarmente con resoconti sulle ultime tendenze della scena teatrale d’oltremanica. Appena tornato infatti da una lungo girovagare per i teatri londinesi, ne approfitto per farmi raccontare quali sono le ultime novità ed innovazioni dei palcoscenici britannici, ma sopratutto se un pò di drammaturgia italiana, da Pirandello in poi, e’ arrivata da quelle parti.

Oggigiorno a quanto pare a sbancare i botteghini del West End londinese sono ancora spettacoli come “Jerusalem”, pluripremiata commedia di Jez Butterworth sulle radici della englishness con  Mark Rylance. Poi ancora il toccante dramma “Haunted Child” di Joe Penhall: in scena al Royal Court, storico teatro d’avangurdia per la nuova drammaturgia, è un inquietante testo sulla perdita delle certezze che ci portiamo dietro dall’infanzia. Infine poi, l’esilarante ”One man too Guvenors”, moderno adattamento di Richard Bean dal ”Servitore di due padroni” di Goldoni, che dal National all’ Adelphi continua a far piegare in due dalle risate il pubblico.

Ma Peghinelli, mi chiedo io, non c’è mai un pò d’Italia in tutto questo fermento da palcoscenico? Sorseggiando un buon wisky, risponde: “Dai primi pionieri del secondo ottocento, i grandi mattori come Gustavo Modena, Ernesto Rossi e Tommaso Salvini che catalizzavano l’interesse di uno scettico pubblico londinese con grandi interpretazioni dell’Amleto, Re Lear e Otello, passando poi per i grandi come Pirandello, ai giorni nostri son sempre più  rade le apparizioni di autori o interpreti italiani sulla scena internazionale”. Ma allora Peghinelli, il nostro teatro contemporaneo e’ segregato totalmente all’interno dei nostri confini nazionali? “Premesso che il nostro teatro contemporaneo è attualmente molto scarno di nomi e personalità’, comunque qualche buon rappresentante possiamo ancora vantarlo. Tra gli autori tradotti e rappresentati di più all’estero vantiamo infatti Spiro Scimone, Dacia Maraini, Giuseppe Manfridi, Edoardo Erba e Fausto Paravidino. E poi registi come Emma Dante, Antonio Latella ed  Pippo Del Bono, unico italiano ad aver rappresentato un opera shakespeariana alla Royal Shakespeare Company di Stratford-Upon-Avon.

Ora infervorato dalla conversazione, il Peghinelli mi accenna poi della Societas Raffaello Sanzio diretta da Romeo Castellucci che da molti anni riscuote gran successo nei teatri di mezza Europa e fiore all’occhiello della sperimentazione teatrale italiana. Recente la polemica con le frange oltranziste cattoliche conservatrici a causa del loro spettacolo ”Sul concetto di volto nel figlio di Dio”: da Parigi a Milano, questa provocatoria messa in scena ha scatenato dure contestazione sfociate in minacce ed insulti rivolti alla compagnia accusata di blasfemia ed oscenità.

Potremmo stare a parlare per tutta la notte, la passione e l’amore del Peghinelli per quest’ arte è immensa, ma purtroppo l’ora è tarda ed il wisky è finito. Ci lasciamo con un abbraccio, un pò sbilenco, ricordandoci che purtroppo questi isolati esempi di successi tetrali  andrebbero sostenuti, come avviene negli altri paesi, da politiche che promuovono e incoraggiano la produzione teatrale ed artistica in generale. Si dice sempre con una infelice espressione che con la cultura non si mangia, ma pensiamo a Londra e a tutto l’indotto che l’industria dello spettacolo muove: possiamo dunque parlare di ”turismo teatrale” con spettatori provenienti da mezzo mondo solo per assistere a spettacoli di ogni genere e per tutti i gusti.

 

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

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Commenti all'articolo
  1. In Italia teatro, musica e cinema sono decaduti perché abbiamo capito tutto in anticipo. Siamo i migliori interpreti di un’era che col teatro, la musica, il cinema e l’espressione artistica in generale, ha nulla da spartire. Se l’arte è espressione dei valori e dei linguaggi di una civiltà, l’unica arte possibile oggi è quella di non fare assolutamente niente.

  2. Il silenzio dell’Italia è pura arte concettuale, di tanto in tanto deturpato da quei pochi che ancora si ostinano a produrre qualcosa, col solo risultato di inanellare una figura di merda dietro l’altra.

  3. Il motore software di questo blog è un trattore degli anni cinquanta. Ripeto il messaggio precedente, (quotandolo in modo da non confondere l’intelligenza artificiale) …

    Nell’articolo è scritto: … Recente la polemica con le frange oltranziste cattoliche conservatrici a causa del loro spettacolo ”Sul concetto di volto nel figlio di Dio”: da Parigi a Milano, questa provocatoria messa in scena ha scatenato dure contestazione sfociate in minacce ed insulti rivolti alla compagnia accusata di blasfemia ed oscenità …

    Mio pensiero: secondo me non hanno tutti i torti.

    • Sì. Se fai una messinscena provocatoria poi non ti puoi lamentare se quello che hai provocato si offende. Che razza di pretese sono? E’ questo il teatro di oggi? Confermo la mia tesi che è più artistico “tacere”.

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