mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Tribunale di Milano, il sistema giustizia fa acqua da tutte le parti
Pubblicato il 25-01-2012


Dal contrasto all’evasione fiscale – il tema del momento – alle intercettazioni, alla lotta contro la corruzione, al problema aperto dei tempi di prescrizione dei reati. Quello che emerge dal Bilancio di responsabilità sociale 2010-2011, presentato mercoledì 25 gennaio dal procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, è un quadro in chiaroscuro dello stato dell’arte della giustizia. 

 

REATI FISCALI IN AUMENTO – Partiamo dai dati sui reati fiscali: dal 2008 a oggi, fa notare Bruti Liberati, al tribunale di Milano sono aumentati di oltre il 400% i procedimenti per alcuni illeciti di questo tipo. Se da un lato quindi il sistema giustizia funziona a pieno regime dall’altro inquieta non poco l’incremento dei reati fiscali.

EMERGENZA CORRUZIONE – Un altro fronte caldo è quello della lotta alla corruzione, sempre più difficile da combattere: il regime di prescrizione attualmente in vigore non consente di arrivare alla sentenza definitiva, specie nei casi più complessi, e quindi più rilevanti. Il 15% circa dei reati viene archiviato proprio per prescrizione. Nessuna buona nuova neanche sul fronte intercettazioni: negli ultimi tre anni, nota Bruti Liberati, il numero di “bersagli” messi sotto controllo dalla Dda di Milano è diminuito del 60%.

INTERCETTAZIONI DIMEZZATE – Calano del 35% anche le intercettazioni ordinarie, cioè quelle che non riguardano mafia e terrorismo, mentre un accordo ha fissato il costo massimo giornaliero dell’operazione in 10 euro più Iva. Numeri che hanno portato a un dimezzamento dei costi e «smentiscono che siamo tutti intercettati», commenta il procuratore. Precisando che le intercettazioni restano «uno strumento irrinunciabile per l’attività investigativa», da gestire sotto il segno della «razionalizzazione», e che la «netta riduzione sia del numero sia dei costi non ha comportato alcuna conseguenza negativa in termini di efficacia delle indagini».

VIOLANTE – Tante le storture da correggere nel sistema giudiziario italiano, come aveva già messo in evidenza lo stesso ministro nella relazione alla Camera del 19 gennaio. Secondo l’ex presidente della Camera Luciano Violante, bisogna lavorare prima di tutto «alla riduzione del numero dei tribunali». Prima di varare nuovi provvedimenti legislativi, ha spiegato Violante, serve un’indagine ricognitiva per capire bene cosa succede negli uffici giudiziari, quali funzionano meglio e quali sono inefficienti. E sulle condizioni dei detenuti, definite dalla stessa Severino «inaccettabili per un Paese come l’Italia», Violante propone di affidare a un ristretto gruppo di esperti il compito di «rivedere il concetto stesso di pena».

Chiara Merico

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