lunedì, 16 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Tripoli, bel suol di odio
Pubblicato il 24-01-2012


Il conflitto in Libia non sembra poi tanto finito. Nelle ultime ore, sono di nuovo divampati focolai di guerra a Bani Walid, 170 chilometri da Tripoli, che fu l’ultimo bastione di Gheddafi a cadere nelle mani delle forze del Cnt, il Consiglio nazionale di transizione, appoggiate dai cacciabombardieri della Nato. Ora la città è tornata sotto il controllo degli armati fedeli al vecchio regime, dopo una battaglia contro la Brigata 28 maggio del Cnt che ha lasciato sul terreno cinque morti e una trentina di feriti. Come sempre accade in Libia, più che di contrasti politici bisogna parlare di conflitti tribali. Gli attaccanti, infatti, appartengono al clan dei Warfalla, il più numeroso della Libia, che si sente sotto rappresentato nel nuovo assetto del Paese. In ogni caso, per il Cnt alla minaccia dei nemici armati si aggiunge quella di una lotta interna, sorda e sotterranea, in vista delle elezioni dell’Assemblea costituente, previste per giugno. Ma anche sulla legge elettorale non si trova ancora l’accordo e infuriano le polemiche su tutto, dalle quote del dieci per cento destinate alle donne, alla divisione dei distretti elettorali, al divieto di candidatura per i libici con doppia nazionalità. Tra la popolazione si diffonde il malcontento per le mancate riforme e la scarsa trasparenza dei candidati, spesso uomini di Gheddafi riciclati.

Poi c’è la questione dei miliziani stranieri di Gheddafi che hanno lasciato la Libia dopo la fine del conflitto e che si sono sparsi in diversi Paesi del Sahel, contribuendo ad accrescere i pericoli di destabilizzazione. Se ne è discusso all’inizio della settimana nella capitale mauritana Nouakchott tra i ministri degli Esteri di Algeria, Mali, Mauritania e Niger, in una riunione dedicata al possibile collegamento tra gruppi ribelli locali e terrorismo. Tra l’altro, alla riunione è stato invitato anche il Governo nigeriano, alle prese nelle regioni settentrionali con la riesplosione di violenze del gruppo fondamentalista islamico Boko Haram.

Non pochi osservatori hanno perplessità sull’autonomia di tale gruppo, che finora sembrava scontata, se non altro per gli approvvigionamenti di armi e di esplosivo che riceve. Cioè, a far precipitare la situazione nel nord della Nigeria, una regione che  geograficamente può considerarsi parte del Sahel, potrebbe aver contribuito  proprio il conflitto  in Libia. Tutto il Sahel, infatti, è alle prese con fenomeni di possibile destabilizzazione dovuti all’arrivo di armi e munizioni dal teatro di guerra libico e alle possibili connessioni tra ex miliziani al soldo del deposto regime di Gheddafi e gruppi terroristi.

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