martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Un grande operaio
Pubblicato il 23-01-2012


L’altro giorno l’ho visto. Aveva quasi le lacrime agli occhi. Si rigirava tra le mani una foto depigmentata dal tempo. Era quella di suo fratello. Il fratello di mio babbo, mio zio. È morto giovane, cadendo dalla moto. Papà ha alzato gli occhi sentendomi arrivare. L’ho guardato, mi ha guardato. Ogni cosa si è astenuta dall’accadere. Gli è arrivata in soccorso una frase. Non parlò dell’incidente e nemmeno degli episodi di gioventù. Disse solo: “Era un grande operaio”. Essere un grande operaio. È una frase che non ricordo di aver mai sentito pronunciare, non negli ultimi venti anni; esprime un’idea di un uomo, del suo lavoro, della natura del suo agire che, collocata in una sera qualunque di questi ultimi anni ne risulta del tutto estranea, addirittura priva di senso. Grande operaio. Ci può dunque essere stata grandezza nel lavoro di un operaio; mio zio ha compiuto un tempo qualcosa di memorabile, che resta dopo cinquant’anni intatto nella memoria di chi ha partecipato della sua opera. Escluso che tutto questo possa essere coniugato al tempo presente modo indicativo. Mi chiedo a chi mai oggi salterebbe in mente di dire “grande” di un operaio e del suo lavoro.

Infatti la grandezza non è una qualità richiesta. E neppure gradita. Se mai un giovane operaio si sentisse di poter fare grandi cose nel suo lavoro, il suo sentimento sarebbe fonte di sgradevoli frustrazioni, strumento di umiliazione, e in definitiva di sconfitta esistenziale. Un grande operaio rappresenta un costo troppo alto per la società che gli sta attorno. Maturerebbe sentimenti di fierezza ed orgoglio, sarebbe un uomo appagato, libero, con energie sufficienti anche per l’esercizio gratuito del pensiero e del ragionamento. Tutta roba scarsamente produttiva e fortemente destabilizzante.

Non oso immaginare il danno che subirebbe il sistema economico e politico attuale se si trovasse a fare i conti con un Paese fatto di grandi operai, grandi insegnanti, grandi imprenditori, grandi intellettuali. Dove la grandezza è quella sottintesa nel ricordo di mio padre. Cesserebbe di esistere, semplicemente. Perché è un sistema che si alimenta nella negazione di quella grandezza, e nella affermazione della mediocrità come stato propizio delle cose. Il principio della mediocrità è così essenziale al sistema che viene imposto anche con la violenza, se necessario. Violenza sulle menti e sulle anime delle persone che potrebbero essere “grandi”.

Aldo Boraschi

Giornalista - Faccia di culatello

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Commenti all'articolo
  1. E’ vero, una volta si usava l’espressione ” onesto e gran lavoratore” x indicare la somma delle virtu’ dell’uomo per bene.Ora si usa dire ” ha un buon posto, guadagna bene” perche’ quello che conta é il posto, non il lavoro che fai.Hai reso omaggio a tuo zio nel modo migliore, caro Aldo ed hai dimostrato di essere della famiglia con un pezzo da gran giornalista.Lu

  2. Dice bene Luciana: oggi si cerca il “posto”. Il posto sicuro dove ti paghino da dirigente senza dartene le responsabilità; ti assicurino la settimana breve, le feste comandate, le 37 ore, le ferie, il congedo per melattia, per matrimonio, per la nascita del figlio… . Guai, però, a parlare di lavoro: quello devono farlo altri. Mi chiedo se questo tipo di personaggio possa chiamarsi anche galantuomo.

  3. …….bravo Aldo <3 …..un bellissimo pezzo dove fai un bel ritratto di tuo zio e inviti tutti noi a far una riflessione importante sulla trasformazione , in negativo , della nostra società …… che poi è composta da tanti noi…..grazie <3

  4. MIo padre era un GRANDE operaio.
    Grazie a lui mi sono laureato.
    Capito!!
    Da valore può scaturire valore!
    Capito!!
    Ora, grazie a innumerevoli benefattori, si sono DEFINITIVAMENTE bloccati gli ascensori sociali.
    Sei figlio di merda (io) e merda rimani (i miei figli).
    Capito !!
    Hai volglia!
    Fraternità.
    Guerra

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