sabato, 24 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Un mercato libero di affamare
Pubblicato il 15-01-2012


Il 2011 ha confermato che sono i più deboli, nel contesto internazionale e all’interno dei singoli Paesi, a pagare il prezzo maggiore della crisi economica provocata dalla finanza speculativa. Ne offre una riprova l’ultimo rapporto sui prezzi dei generi alimentari pubblicato dalla Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. In un mondo nel quale ci sono oltre un miliardo di affamati la questione ha un rilievo assoluto. Sebbene sull’azione della Fao i giudizi siano discordanti (a Roma, dove ha sede insieme con le altre agenzie dell’Onu del settore, gira da decenni la battuta che è riuscita a risolvere il problema alimentare di poche decine di migliaia di persone: quelle che ci lavorano), sull’attendibilità dei suoi dati non ci sono dubbi. Poi bisogna saperli leggere. In questo caso è facile: nonostante un calo registrato in dicembre, i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati nel 2011 del 35% rispetto all’anno precedente e per l’immediato futuro la generale incertezza dell’andamento dell’economia globale, delle valute e dei mercati energetici rendono le prospettive imprevedibili. In ogni caso, il 2011 ha comunque riproposto la situazione in atto da almeno tre anni, con ripercussioni pesantissime soprattutto nel sud del mondo. L’indice dei prezzi della Fao ha registrato il dato più alto dagli anni Settanta del secolo scorso. Come detto, le previsioni per quest’anno sono difficili, ma il mercato dei futures, gli ordini di acquisto differiti, negli ultimi giorni ha fatto registrare aumenti per diverse derrate, il che potrebbe vanificare il calo dei prezzi registrato in dicembre, di circa il  2,% per cento rispetto a novembre. La flessione è stata innescata dalla diminuzione dei prezzi internazionali di cereali, oli, zucchero e prodotti latto-caseari, oltre che delle carni, causata da raccolti eccezionali, dal rallentamento della domanda e da un dollaro forte. In calo in dicembre sono stati anche i prezzi dei grassi e dei semi oleosi, ma l’incertezza sui raccolti di soia e mais in Sudamerica già sta determinando un rincaro in questi settori. E in Italia? Dati ufficiali non ce ne sono, ma basta chiedere a chiunque faccia la spesa. I prezzi continuano ad aumentare e i consumi alimentari a diminuire.

Odisseo

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Commenti all'articolo
  1. L’Italia decade perché anche qui – ladrocini a parte – abbiamo consentito di farci mettere i cervelli all’ammasso, con quarant’anni di televisione commerciale. E anche oggi diamo retta a chi crede che il capitalismo possa curare i mali che produce. Ci vuole più Stato, più politica, altro che libero mercato. Bravo Odisseo, che leggo con interesse (a proposito: ma chi é?) e bravo Avanti!

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