venerdì, 23 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Un quinto dell’umanità senza energia elettrica
Pubblicato il 25-01-2012


Si narra che le ultime parole di Goethe morente siano state “più luce”. Trattandosi di uno dei maggiori scrittori di sempre, si tende ad attribuire a quelle parole un significato morale. Ma forse, il vecchio morente voleva solo dire che nella sua stanza si faceva buio. Oggi, “più luce” per un quinto dell’umanità significa soprattutto più energia elettrica. Una persona su cinque nel mondo, infatti, non ne ha nella sua casa, quando pure ha una casa, e più del doppio, cioè tre miliardi di persone, usano ancora legna, carbone o scarti di animali per cucinare e riscaldarsi.

L’Onu ha dichiarato il 2012 anno internazionale dell’energia sostenibile, per promuovere un uso della risorsa più efficiente e accessibile a tutti. Di fatto, un anno per impegnarsi a cambiare tendenza. Oggi l’energia elettrica si produce soprattutto con il petrolio, con le conseguenze sui mutamenti climatici note a tutti e con una conseguenza accessoria alla quale fanno caso in pochi, cioè che sono proprio gli abitanti dei Paesi produttori di petrolio a far parte di quel quinto di umanità che della luce elettrica sono privi. Di qui, la necessità di usare le fonti energetiche alternative, compatibili con la tutela ambientale e tali da garantire ai Paesi poveri uno sviluppo appunto sostenibile. «L’energia sostenibile per tutti è a portata di mano», ha detto il segretario generale Ban Ki-moon, secondo il quale «la povertà di energia deve finire, dobbiamo poter accendere la luce in tutte le case». Gli ha fatto eco il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Nassir Abdulaziz al Nasser, secondo il quale «fornire un’energia sufficiente e low cost è senza dubbio una componente essenziale degli sforzi per alleviare la povertà, migliorare il benessere del genere umano, innalzare gli standard di vita e raggiungere uno sviluppo sostenibile».

Nelle intenzioni dell’Onu, il 2012 servirà a ribadire che l’accesso a servizi energetici moderni e a buon mercato nei Paesi in via di sviluppo è essenziale per il raggiungimento degli obbiettivi di sviluppo del millennio e a incrementare la consapevolezza del cortocircuito che esiste fra povertà e scarsità di energia. Si tratta cioè di dimostrare che l’accesso a forme di energia pulite, sicure ed economiche migliora il tenore di vita. In pratica, l’anno internazionale dovrà catalizzare azioni concrete e investimenti nei vari Paesi, tramite l’attività di speciali commissioni locali, che producano specifici piani e meccanismi di promozione nazionali. Buone intenzioni, certo, ma intanto la forbice tra ricchi e poveri si allarga e la finanza internazionale punta ancora e soprattutto sul petrolio, senza che i vari Governi si decidano davvero a politiche di contrasto di un modello di sviluppo che moltiplica la povertà.

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Commenti all'articolo
  1. E’ vero che esistono diversi modi per produrre energia in maniera pulita a salvaguardia del pianeta e di tutti gli esseri viventi; ma è altrettanto vero che troppi interessi ruotano intorno al dio petrolio, a favore, ovvio, solo dei Paesi industrializzati…La tragedia è che i mutamenti climatici riguardano soprattutto i Paesi più poveri con conseguenze che ben conosciamo.

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