domenica, 25 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Uomo bionico? Altro che fantascienza il futuro è adesso
Pubblicato il 24-01-2012


La tecnologia al servizio dell’uomo. Non una frase retorica, ma un’espressione da prendere letteralmente soprattutto in ambiti delicati quali quelli delle invalidità permanenti. Invalidità, che, lungi da essere una marcia in meno sono, anche grazie a queste tecnologie, sempre più motivo di spinta al fare e al fare bene. Lo sport è uno di questi ambiti. La naturale rivalsa dell’agonismo tra normodotati, diventa tra i diversamente abili motivo di orgoglio. A illustrarci il ruolo fondamentale ricoperto dalla scienza che studia e sviluppa protesi da impiegare in ambito sportivo è Marcello Mancini, presidente della Società Italiana di Scienze e Tecniche Ortopediche istituita il 2 luglio 2008, su iniziativa di un gruppo di tecnici ortopedici aderenti alla F.I.O.T.O , Federazione Italiana degli operatori in tecniche ortopediche.

Quali sono le patologie più comuni tra gli atleti diversamente abili?
Naturalmente per quanto riguarda gli atleti paralimpici, gli amputati e in particolar modo i trans tibiali sono la maggioranza. Questi riescono a ottenere performance di alto livello soprattutto nella corsa e nel salto. A livello amatoriale buoni risultati si ottengono anche nel calcio.

Dal punto di vista tecnico, la protesi è uno svantaggio, qual è la sua valutazione tecnica sulla possibilità di gare miste?
La protesi è un vettore di energia, mi spiego: l’energia rilasciata durante l’attività sportiva è frutto di quella applicata dall’atleta. Ora se lo sportivo è allenato nel moncone come nei segmenti integri, riesce a ottenere risultati, altrimenti no. Se la protesi è un vantaggio dal punto di vista dinamico lo è anche l’asta per il salto, non c’è differenza nella funzione strumentale. Sia professionalmente sia umanamente farei gareggiare normodotati e diversamente abili nelle stesse competizioni, appunto per i motivi meccanici che le ho detto.

Quali sono le prossime frontiere della ricerca nel campo protesico?
Come società scientifica non ci occupiamo direttamente di protesi sportive, ma le posso dire che la prossima frontiera della protesica è nelle protesi bioniche ad energia interna azionate da segnali elettrici amplificati, derivati dall’attività delle unità motorie dei muscoli del moncone. A oggi il materiale più largamente utilizzato per le protesi sportive è sicuramente la fibra di carbonio, materiale dalle efficientissime doti di elasticità – importantissima per l’applicazione dell’energia cinetica –  nonché notevoli doti di resistenza e leggerezza.

Diletta Liberati

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