Analizziamo i fatti e proviamo a parlare un linguaggio semplice e chiaro. Partiamo peró da un dato conclamato: il Governo Monti altro non è che il lavacro della nostra classe dirigente attualmente in carica, classe dirigente che, se da un lato non è stata in grado di pensare neanche ad uno straccio di riforma, dall’altro non ha avuto il coraggio di compiere quelle scelte, forse dure, forse inevitabili, per salvare alla meno peggio un Paese che fino a ieri ci dicevano fuori dalla crisi.
Oggi, volenti o nolenti, ne paghiamo le conseguenze, peró ci dovrà pur essere un limite alla beffa, no? L’attuale riforma del mercato del lavoro, riforma che si concretizza in questa nuova forma di contratto tanto decantata dal Ministro Fornero, è uno smacco alla precarietà, lo è perché lascia adito alle furbizie dei soliti finti imprenditori. Nella realtà delle cose, almeno rispetto ai vari co.co.co. e co.co.pro., cambia poco; in sostanza ci viene proposta una forma di contratto che prevede 3 anni di apprendistato, finiti i quali il rapporto di rapporto di lavoro subordinato si dovrebbe concretizzare in un contratto a tempo indeterminato o si dovrebbe estinguere, questo sulla carta e nell’ipotesi di buona fede del datore di lavoro.
Così, se da un lato nel corso dei 3 anni il dipendente godrebbe comunque di alcune tutele fondamentali (malattia, ferie etc…) che attualmente non sono previste dai co.co.co. e co.co.pro., dall’altro rimarrebbe sempre vittima di quella che io chiamo la ‘spirale dello schiavismo’. Leggendo il testo della proposta di legge non sono ben chiari alcuni punti: in primo luogo non ci è dato sapere se questi 3 anni, di fatto, possano essere rinnovati dal datore di lavoro; secondo non è chiaro se vadano svolti presso un solo datore di lavoro o sia prevista una sorta di cumulo; terzo punto, non è chiaro se, facendo l’ipotesi di una interruzione, supponiamo durante il primo anno, nel caso di un’eventuale riassunzione debbano essere fatti eventuali conteggi rispetto al pregresso. Altresì sono peró chiarissimi gli sgravi fiscali per il datore di lavoro durante il corso degli anni di apprendistato.
Questa sarebbe la famosa riforma che dovrebbe rilanciare il mercato del lavoro? Per favore, siamo seri, questo è l’affare di Marco con l’uovo. Vedete, non chiedo a Monti lungimiranza, non è uno statista e non ha pretese in tal senso, ma ció non ci impedisce di sottolineare il nostro disappunto, né di mettere in evidenza delle assurdità. Sarebbe così astrusa l’idea di pensare ad una forma unica di contratto di lavoro subordinato, una sorta di indeterminato magari più elastico e in grado di comprendere le sempre presenti agevolazioni fiscali, anche per 5 anni, così da permettere il consolidamento del rapporto maturato tra dipendente e datore? Questa è la mia proposta per una riflessione, una proposta semplice perché è con la semplicità che si fanno le grandi cose.
Aldo Luigi Mancusi




Ritengo che il problema del Mercato del Lavoro sia, nel nostro paese, un problema delicato, quanto importante. Intanto mi auguro che la trattativa con le OO.SS. nella ritrovata unità, possa consentire di stabilire delle norme più chiare e capaci di superare il dramma della precarietà dei giovani, delle donne e dei cinquantenni espulsi dal mondo produttivo. C’è sul problema troppo ideologismo: da una parte chi punta alla soppressione dell’art.18 e dall’altra chi crede che si annulli in un batter d’occhio la precarietà. Intanto prevedere che tutti i contratti siano a tempo indeterminato aiuta sul piano psicologico a collegare il contratto allo svolgimento di quel lavoro, altrimenti avremo dei giovani poco motivati se devono pensare che dal prossimo mese rimango senza lavoro. Inoltre con gli ammortizzatori sociali si avrebbe un sostegno economico simile a quello in essere negli altri paesi Europei. Non è da sottovalutare l’introduzione della Flex-Security, ideata e attuata dai Socialisti in Danimarca e Svezia, che impegna il datore di lavoro a concorrere alla ricerca di un nuovo lavoro per la persona licenziata, su ciò la Confindustria è contraria, perchè vuole che sia lo Stato a caricarsi di queste situazioni. Ciò comporta una cultura diversa nelle stesse Organizzazioni sia Sindacali, che datoriali. Invece di attaccare a occhi chiusi le proposte è meglio approfondirle e avanzare proposte più valide e praticabili. Ad esempio l’Apprendistato teorizzato da Sacconi, dovrebbe essere l’unica forma di assunzione con tanti benefici per i datori di lavoro, mentre può essere per il primo inserimento fino ad una certa età comunque giovanile.